Sanremo, prove di Festival: i top e i flop
Per la prima volta, durante le prove è stato possibile sentire i cantanti (soprattutto vederli) e avere anticipazioni sulle prossime serate

Un'enorme scenografia total white, orchestrali compresi, venature d'argento a ornare i profili del palco. E, cosa più importante, niente scale, per la gioia di tutte le donne in tacco 12 che per cinque serate calcheranno il palco dell'Ariston. Eccoli i segni particolari della 68esima edizione del Festival di Sanremo: per la prima volta, durante le prove è stato possibile sentire i cantanti (soprattutto vederli) e avere anticipazioni sulle prossime serate. Tra ballate romantiche e brani ritmati, i top e i flop alla vigilia del Festival targato Baglioni.

LO STATO SOCIALE - 10: puntano ad arrivare ultimi, ma a vederli dal vivo appare un pronostico di difficile realizzazione. Sul palco sono energici e allegri, come il pezzo. Il fatto di essere in tanti li aiuta a riempire la scena, quello che però li spinge verso il successo è il modo scanzonato, un po' da concertone del Primo maggio, di affrontare il Festival. Sono una boccata di aria fresca e di novità.

ERMAL META e FABRIZIO MORO - 8: leggendo il testo della canzone, la loro poteva sembrare una partecipazione furbetta e studiata a tavolino. Vedendoli insieme, invece, il giudizio cambia. Il brano sul terrorismo ha un testo ben congeniato su un ritmo stile western che lo rende godibile. Funzionano molto bene, sia a livello di immagine, sia nel mix delle voci.

DIODATO e ROY PACI - 7: il brano non è immediatamente apprezzabile, ma ad ogni ascolto è più facile apprezzarne le sfumature. Una bella apertura nel ritornello, resa speciale dalla voce inconfondibile di Diodato. La tromba di Roy Paci non è invadente e sostiene l'armonia e la presenza sul palco di tre fiati e due tamburi impreziosisce l'esibizione.

ELIO E LE STORIE TESE - 5: se non fosse l'addio, il voto sarebbe probabilmente più basso. Forse erano troppe aspettative create negli ultimi mesi di annunci di scioglimento, ritorni, tour e poi l'ultimo saluto dal Festival in poi. 'Arrivedorci' non è all'altezza di tante altre canzoni della band, ed è un peccato che il loro saluto al pubblico sia questo.

ROBY FACCHINETTI E RICCARDO FOGLI - 4: il ritorno dei Pooh, anche se divisi, sul palco dell'Ariston fa da solo notizia e attira l'attenzione. Ma mentre Red Canzian è riuscito a trovare la chiave giusta, gli amici ritrovati Fogli-Facchinetti no. Un duetto debole dal sapore antico che non convince.

MARIO BIONDI - 3: con la sua voce e la possibilità di cantare in italiano davanti a un pubblico così importante, si poteva fare di meglio. Invece il crooner di casa nostra si è adagiato sul terreno a lui conosciuto, la sua confort zone. Senza infamia e senza lode, forse proprio questo è il problema. 

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