Sanremo, Mudimbi e il rap scanzonato: Devo cantare, non operare
A lanciargli la sfida del Festival è stata la mamma: E' la mia prima groupie

Dal lavoro in officina al Festival di Sanremo, su spinta di mammà. E' la storia di Mudimbi, la quota rap in gara fra le Nuove proposte. Salendo sul palco dell'Ariston, l'atipico rapper di San Benedetto del Tronto arriva al culmine di un lavoro di tre anni partito da un atto impavido e per certi versi incosciente: la decisione di licenziarsi per provare a vivere di musica. Poteva andare male, invece, per ora, é andata molto bene, fino a ottenere un contratto con la Warner. E infatti, Mudimbi non se ne è mai pentito: "La parte difficile sono stati i dieci anni in cui mi sono trascinato, non avendo il coraggio di chiedermi se fossi felice e se stessi vivendo davvero la mia vita. Quando ho trovato la forza di rispondermi, poi é stato tutto in discesa. Mi sono licenziato quasi tre anni fa, ma mi sembra siano passate solo un paio di settimane. Non ci si può pentire se si fa qualcosa che si é scelto, ma solo se si ha rinunciato a qualcosa".

Tornando al Festival, Mudimbi non sembra proprio il classico artista sanremese. Lui per primo la pensava così. E' stata la mamma, come spesso accade, il deus ex machina del suo arrivo all'Ariston: "Un paio di anni fa si parlava di Sanremo e io ho espresso i miei dubbi perchè non credevo di essere l'artista tipico da Festival. Mia madre mi ha detto: 'Tu non devi preoccuparti di fare quel che è già stato fatto. Porta una canzone, se la prendono vuol dire che qualcosa è cambiato'. Mi sto rendendo conto che è proprio quello che è successo. Sono diverso da quel che c'è a Sanremo, e anche in giro: è la mia forza". E, com'è ovvio che sia, la mamma di Mudimbi è anche la sua prima fan. Anzi, di più: "La vive come peggiore delle groupie. E' orgogliosa. Io non ho figli ma posso immaginare cosa sia l'orgoglio di una madre che ha tirato su un figlio da sola. Ora le sta tornando quello che ha dato".

Inutile dire che la presenza in gara del suo brano, 'Il mago', crea delle aspettative nei confronti di Mudimbi come unico portavoce della scena rap. Ma lui, questa responsabilità, la sente? "Quella di rappresentare il genere sì, la scena no. Non ritengo di poter essere il volto della scena rap italiana. Prendi, per esempio, Caparezza: lui é un utente del rap ma difficilmente lo accosteresti a quell'ambiente. Lo stesso vale per me: mi discosto dalla scena rap per il modo di essere, per e tematiche che affronto, ma lo amo".

In effetti i suoi modi scanzonati e dissacratori sono ben lontani dall'idea dal rapper 'cattivo' che regna sovrana nell'immaginario comune. E con quello stesso modo allegro e alla mano, Mudimbi si avvicina anche ad un luogo sacro per la musica come il Festival di Sanremo: "Non so cosa aspettarmi. Penso sarà un grosso parco giochi con tanta carne al fuoco. Dovrò farmi trasportare. L'unica cosa di cui sono sicuro è quello che dovrò fare sul palco: divertirmi. In fondo devo cantare una canzone, mica operare a cuore aperto".

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