Sanremo, la visione dei Decibel: "Al Festival non per vincere ma per stupire"
Enrico Ruggeri, Silvio Capeccia e Fulvio Muzio sul palco dell'Ariston con 'Lettera al Duca'

"Il nostro approccio con il Festival di Sanremo è un po' particolare. Al primo, nel 1980, ci presentammo con un'intenzione, un look e una voglia di stupire che erano dirompenti rispetto al resto della kermesse. Ci presentiamo ancora con questa intenzione di fondo, sperando di goderci la diversità con la quale ci proponiamo". E' questo lo spirito con cui i Decibel, al secolo Enrico Ruggeri, Silvio Capeccia e Fulvio Muzio, hanno deciso di partecipare al Festival di Sanremo capitanato da Claudio Baglioni con il brano 'Lettera al Duca'.

E non nascondono che la formula senza eliminazioni li abbia sicuramente spronati a salire sul palco dell'Ariston. Come, allo stesso modo, non negano che esista ancora la "canzone da Sanremo". Enrico Ruggeri, che ha appena ottenuto la cattedra al conservatorio Giuseppe Verdi di Milano nella sezione Musica Popolare, racconta che, di certo, se avessero puntato alla vittoria, avrebbero dovuto portare in gara un altro brano del nuovo lavoro, 'Buonanotte', decisamente più 'sanremese'.

Ancora una volta, però, i Decibel hanno deciso di intraprendere un percorso diverso. Il loro ospite del venerdì, con cui reinterpreteranno la loro dedica a David Bowie, sarà Midge Ure, frontman degli Ultravox: "Con lui - scherzano - anche per motivi di età abbiamo trovato una sintonia visiva, oltre che musicale". La strada dei Decibel non si fermerà al Festival. Il 16 febbraio, dopo il successo dello scorso anno di 'Noblesse Oblige', uscirà il nuovo album 'L'anticristo'. "Siamo entrati in studio e abbiamo fatto come una volta: provare e riprovare finché non è il momento di registrare".

Un lavoro di sottrazione, utilizzando solo la registrazione degli strumenti singoli come se fosse un live, senza aggiungere tappeti musicali: "E' molto più bello togliere, l'arte si fa anche così". In copertina, il trio compare schierato dietro una scrivania, in un grattacielo, con gli occhi da 'rettiliani': "Recitiamo la parte di tre manager di primissimo livello. Quelli, per capirci, che decidono chi sarà il presidente Usa, quale guerra ci sarà, eccetera. Secondo noi sono le stesse persone che decidono il livello culturale della gente. L'abbassamento graduale del livello qualitativo di testi e musica non può essere avvenuto per caso, c'è dietro una regia ben precisa. Vogliono che la gente ragioni sempre meno".

La visione dei Decibel della musica è chiara, e Ruggeri la spiega senza mezzi termini: "E' possibile scrivere belle canzoni e fare bella musica, ma la pulsione deve essere inversamente proporzionale alla voglia di vendere dischi. In passato i grandi musicisti erano poveri. Solo negli ultimi 50 anni è successo che ci fossero dei geni e che diventassero anche ricchi e famosi. Normalmente non accade. Ricordiamoci che un tempo c'erano diecimila spettatori per le impiccagioni, non per ascoltare 'Il flauto magico'. Vi lascio immaginare quali siano le 'impiccagioni' musicali di oggi...". Ma i Decibel vanno avanti nel loro percorso a dispetto delle logiche di mercato. Dopo l'uscita dell'album, un tour nei teatri ad aprile e maggio. E poi? "Abbiamo scadenze brevi. L'obiettivo è sempre abbastanza corto. Un po' perché è più stimolante, un po' perché - sorride Ruggeri - dopo i 60 anni porta bene". 

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