Sanremo, gli Ex-Otago portano la loro Genova dai baretti al Festival

Non sentono la pressione e hanno voglia di divertirsi in mezzo a tanti artisti che stimano

Il loro arrivo al Festival di Sanremo è una delle tante conferme 'indie' di questa edizione e gli Ex-Otago si preparano per il grande pubblico. Lo considerano una "grande opportunità", un "amplificatore", ma sono anche ben consapevoli di non averne bisogno, visto che le cose stanno andando comunque già molto bene. Però, scherzano, da buoni genovesi, "Sanremo è vicina. Abbiamo pensato: un'ora e mezza e ci siamo, spendiamo poco". Non sentono la pressione e hanno voglia di divertirsi in mezzo a tanti artisti che stimano: Motta, The Zen Circus, Cristicchi, Silvestri, Ghemon. Poi, dopo il Festival, il nuovo attesissimo album.

Dopo l'esplosione di Marassi, gli Ex-Otago rimangono in 'zona Genova' con Corochinato. "È un vino aromatizzato, racchiude la mentalità Otago: un vino economico che si trova in pochi posti, si beve dopo il lavoro, quindi aggrega in un momento bello della giornata. Viene venduto in baretti piccoli, in particolari in uno dove ci sono Adriano e la Marchesa, che sono i classici eroi non eroi. Nessuno li conosce ma sono gli eroi del quartiere. Rappresenta l'inizio della sera che è un momento che incarna bene il disco, un po' crepuscolare".

Marassi, Corochinato, tutti simboli di una Genova a cui la band è legatissima e che vive un momento complicato. Gli Ex-Otago sono stati fra i primi artisti a muoversi dopo il crollo del Ponte Morandi: "È stato uno shock incredibile - raccontano -, un momento di incredulità a cui è seguito un desiderio di reazione e resistenza. In qualche modo quel desiderio è stato messo in campo, in altri meno e si potrebbe fare qualcosina di più, molto di più. Prima di tutto individuare chi ha colpe, cosa che non è stata del tutto fatta. Purtroppo è una bacchettata che Genova prende sulle nocche quando già era abbastanza affaticata. Ma ci piace pensarla come una forma di resistenza. Noi lo facciamo cantando una Genova che non è solo quella dei vicoli di De Andrè, che è consapevole della tradizione ma la prende per guardare oltre, senza conservarla immutabile e immutata". Ecco, De Andrè, di cui da poco è stato ventesimo anniversario della scomparsa, una bella eredità da portare sulle spalle per chi è nato è vissuto lì... "È come se in un monolocale mettessi un milione di libri, non è proprio semplice da gestire. Lui ovviamente ha lasciato un'eredità gigantesca e a Genova ci guardiamo sempre indietro. Siamo cresciuti a pane e De Andrè, ma non bisogna nascondersi. La verità è che patiamo questa mentalità per cui ciò che è stato è sempre meglio di quello che è o potrebbe essere. Le cose stanno un po' cambiando, ma comunque viviamo Faber con un misto di stima e affetto e di sofferenza".

Guardando avanti, però, gli Ex-Otago pensano a Sanremo e poi al tour, a cui arrivano con una difficoltà in più. Pochi giorni fa, infatti, qualcuno è entrato nella loro sala prove e ha rubato parte della strumentazione. Il mondo della musica si è mosso e ora sono pronti: "C'è stata grande solidarietà tra musicisti, abbiamo ricevuto una chiamata dai Negrita che hanno subito lo stesso furto. Si è attivata subito la rete e abbiamo recuperato la roba, almeno in prestito. Cercheremo presto di riacquistarla. Una menzione d'onore va alla Siae, che si è fatta viva e resa disponibile per supportare le spese per riacquistare la strumentazione". Insomma, tutto è pronto perché Solo una canzone arrivi al Festival e gli Ex-Otago si prendano il posto che meritano di fronte al grande pubblico.
 

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