Romina Falconi: La musica mi ha salvata dalla psicoanalisi

Di Chiara dalla Tomasina

Milano, 6 nov. (LaPresse) - Lei si definisce 'un boscaiolo intrappolato nel corpo di Betty Boop', e già da questa prima dichiarazione è chiaro che l'autoironia è una delle doti che non mancano a Romina Falconi. Oggi, venerdì 6 novembre, esce il suo album d'esordio, 'Certi sogni si fanno attraverso un filo d'odio', per la Freak&Chic/Artist First. Scritto e curato dalla stessa cantante romana, anzi, di 'Torpignattara', come orgogliosamente ripete più volte durante l'intervista, insieme ai produttori Filippo Fornaciari e Stefano Maggiore, 'Certi sogni si fanno attraverso un filo d'odio' è composto da venti tracce che, come pezzi di un puzzle, compongono il diario di una 'bionda feroce', con una vita intensa fatta di contraddizioni. Una tipa così tosta che, anziché fare una dichiarazione d'amore a un ragazzo, preferisce farla alla musica. L'unica cosa che, ci confessa, 'mi ha davvero salvata'.

Romina, ci parli del tuo nuovo album?

'Questo mio album è il frutto di anni passati a scrivere, è come un diario. Avrei potuto farlo uscire anni fa, ma così non è stato perché ho voluto mettermi il più a fuoco possibile. Ho cercato di creare più mondi, dei quali il comune denominatore è l'elettronica. Ho un modo molto tagliente di scrivere i testi, che sono forti, ironici e grotteschi. Ho sempre cercato di non far mancare mai la verità. Così si è trattato di un percorso più lungo. Sono felice di aver fatto uscire questo disco in questo periodo, perché ora sono davvero me stessa. L'album mi rappresenta tantissimo, pure troppo: molte delle mie canzoni mi hanno fatto risparmiare qualche anno di analisi, che comunque consiglio vivamente a chiunque. Ho imparato che questo tipo di scrittura così diretto non era prevedibile, quando rileggevo i testi mi rendevo conto che mi si aprivano davanti parti di me che non erano così manifeste nemmeno a me stessa'.


Già dalla copertina si capisce che tieni molto al look

'Sì, è vero: tengo molto al look, ma dentro di me si nasconde una piccola Sora Lella. Ma ho sempre cercato di nascondere questo aspetto di me, perché quando vieni da una realtà molto semplice come la mia, ovvero Torpignattara, una borgata di Roma, e hai a che fare con persone che vengono da tutt'altro mondo rispetto al tuo, cerchi sempre di presentarti nel migliore dei modi, di darti un tono'.


Quali sono state le tue fonti di ispirazione?


'Tantissime esperienze della mia vita e di quella delle mie amiche. Sono molto grata alle serate con gli amici e mi piaceva l'idea di descrivere anche le magagne dell'amore, non solo le cose belle. La mia generazione si è dovuta sudare tutto, ha dovuto mettere una toppa a tutto: noi sappiamo che dobbiamo lavorare il doppio dei nostri genitori, che potevano fare molte più cose, mentre noi nonostante i tanti sforzi avremo solo un quarto di ciò che hanno avuto loro. I debiti del paese, l'inquinamento, la guerra: non abbiamo creato nulla di tutto ciò, ma dobbiamo mettere le toppe ovunque. In amore funziona uguale: prima c'era più il senso del continuare, dell'andare avanti, noi invece siamo la generazione che trova il sesso dovunque via internet ma non trova più il tempo di fare una carezza. Io sono sola, e se lo sono ci sarà un perché: adoro il corteggiamento, ma gli uomini non corteggiano più. Ammetto anche di essere un po' maniaca: quando mi innamoro sono gelosissima, divento una persona molto difficile. Ma ormai ho imparato anche a scherzarci su, è un modo per esorcizzare la sfortuna comune di non riuscire a trovare qualcuno che ti apprezzi per quello che sei'.

'Certi sogni si fanno attraverso un filo d'odio': perché hai accostato un sentimento come l'odio ai sogni, che hanno un significato quasi opposto?

'Ogni desiderio comporta delle rinunce, dei sacrifici, del disprezzo verso noi stessi, quindi anche un senso di autocritica. La passione non ammette mai perdono, secondo me, non può concedere al perdono di intervenire. E' bello essere appassionati, ma la passione e il perdono scorrono su due binari che non si incontrano mai. Quando ho pensato al titolo - in barba ai discografici che dicono che deve essere di una parola sola - ho voluto farlo alla Lina Wertmüller, prendendo tre canzoni 'Certi sogni si fanno', 'Attraverso' e 'Un filo d'odio'. Io i sogni e i miei desideri li ho pagati tutti, nel bene e nel male, ma con una condizione: anche nel sognare bisogna sempre mantenere vivo quel filo di disprezzo verso noi stessi e verso quello che stiamo facendo, perché sarà proprio quello che un giorno ci salverà e ci manterrà lucidi. Non mi piacciono le persone che si coccolano troppo le ferite, bisogna anche provare un filo di odio verso tutti, in primis noi stessi. E' come aspettarsi dal proprio amante solo tenerezza: no, dall'amante ci si aspetta tutta una gamma di sentimenti, anche il disprezzo. Questo titolo, abbinato alla copertina dove maneggio un coltello da cucina, dimostra che la vita è dura e lo metto subito in chiaro'.

Il brano 'Il mio prossimo amore' parla di un amore finito. Tu hai dichiarato: 'Dopo uno stronzo fotonico, una come me non canterebbe mai 'Mi rialzerò anche se mi hai fatto soffrire' bensì 'Mi hai fatto soffrire e adesso vorrei bucarti tutte le ruote della macchina'. Ti sei mai vendicata dopo una storia d'amore finita male?

'Eccome, ho bucato davvero le ruote della macchina del mio ex. L'ho beccato che chattava in una chat erotica. Ma che senso ha? Capisco il video messaggio erotico, ma la chat proprio no! Ammetto che un pochino qualche storia sbagliata me la sono cercata, forse ho un'incorreggibile sindrome da crocerossina'.

'Mi trovi qui' parla del tuo rapporto con la musica. Cosa ha significato per te la musica?

'La musica mi ha salvato. Letteralmente. Vengo da un quartiere molto povero e noi eravamo poverissimi. Io, da minorenne, andavo in giro con un amico di famiglia a fare piano-bar, era la mia prima scuola. Dicevo sempre a mia madre che, anziché andare in piscina, io volevo cantare. Se questo è il mondo del lavoro, pensavo da piccola, io voglio lavorare per sempre. Certo, il lavoro mi ha portato anche altri guai, per questo dico che i sogni si pagano tutti. La musica però mi ha permesso di cambiare quello che era il mio destino. A Torpignattara tutti sognano di avere figli che avranno una famiglia e un lavoro fisso, io mi sentivo male a sapere che avrei dovuto fare quella vita, perché mi piacciono i colpi di scena. A causa del mio amore per la musica non parlo più con mio padre: mi ha diseredato. Ma la musica mi ha dato tutto, soprattutto la libertà di scegliere. Grazie alla musica ora sono esattamente dove dovrei essere'.

'Mister no' parla di un'occasione lasciata scappare. Tu hai avuto occasioni perse nella tua vita? '

Sì, mi è capitato. E soprattutto mi è capitato di credere di avere tempo, di dare per scontato di averlo, ma il tempo non ce lo darà indietro nessuno'.

Com'è nato il sodalizio con Immanuel Casto?

'Abbiamo lo stesso manager. A lui serviva una voce femminile per il brano 'Crash' e abbiamo deciso di unire i nostri due mondi, anche se apparentemente non c'entrano nulla l'uno con l'altro. In pochi giorni abbiamo fatto tantissime visualizzazioni online e ne siamo rimasti sconvolti. Col tempo, poi, siamo diventati grandi amici. Io non scrivo come lui, ma rispetto a tante mie colleghe donne scrivo in una maniera più feroce, più tosta. Lui è stato una bellissima guida perché mi ha dato molto coraggio. Insieme abbiamo scritto 'Finché morte non ci separi', un brano che parla della violenza fisica e psicologica tra le mura domestiche'.

Hai fatto la corista per Eros Ramazzotti nell'Ali e Radici Tour. Che ricordi hai di quell'esperienza?

'La cosa più bella è stata la fratellanza che si è creata con tutti gli altri musicisti. Quando li osservavo, io mi chiedevo perché avessero chiamato proprio me: tra loro c'era gente che aveva suonato anche per Michael Jackson. E' stato bello essere da soli, non avere punti di riferimento, ogni mattina ci svegliavamo e la finestra dell'albergo dava su un posto nuovo. E' stato anche un po' alienante, perché hai la sensazione che la tua vita vada avanti anche senza di te. Parti per un anno, poi torni e scopri che alcuni amici si sono sposati, che altri sono andati a convivere, che alcuni hanno avuto un figlioà E tu sei rimasto ibernato, cristallizzato. Ma è bello giocare a fare gli zingari in giro per il mondo e poi da quell'esperienza ho imparato tantissimo, è stata una scuola meravigliosa. C'è un'unione perché ognuno è da solo, quindi nasce spontanea una bellissima fratellanza'.

Com'è Eros Ramazzotti?

'Eros è molto umile, non te lo aspetti se non lo conosci. Sicuramente ha avuto modo di imparare in fretta, perché ha avuto fin da subito molto successo. E dà molta voce ai giovani: da uno che ha trent'anni di carriera alle spalle lo apprezzi ancora di più, perché spesso artisti di questo calibro sono abituati a lavorare con i loro 'storici', che non cambiano mai. Quando mi ha chiesto di lavorare insieme, io gli ho detto che non avevo mai fatto la corista e lui mi ha risposto 'Imparerai, se una persona vuole, può tutto'. Questo è stato un grande insegnamento'.

Come sei finita a fare la corista di Eros Ramazzotti?

'Io ero rimasta 'parcheggiata' con la mia casa discografica e non lavoravo più. Lui mi aveva visto da Marzullo e mi ha detto che gli ricordavo tanto la sua storia. Così mi ha detto 'Ti faccio lavorare io': ecco perché sostengo che aiuta molto i giovani. So anche che mi aveva vista a Sanremo e che gli era piaciuta la mia voce, ma fare la cantante e fare la corista sono due cose completamente diverse, quindi all'inizio mi sono messa molto in discussione. Quando sei cantante fai come ti pare, ma quando sei corista diventi il 'chirurgo' della musica, devi essere precisissima'.

Eros ti ha contattata su MySpace, un social network molto in voga qualche anno fa. Come hai reagito?

'L'ho snobbato alla grande, mi dicevo 'Figurati se è lui veramente!'. Ho fatto una figuraccia, lo stavo per insultare. E invece era proprio lui: quando l'ho raccontato al mio discografico di allora, lui mi ha avvertito che era proprio Eros a gestire il suo profilo di MySpace. Così sono scappata a casa e gli ho detto che avevo avuto problemi di connessione, e non gli avevo risposto per quello'.

Nel 2012 sei stata a 'X Factor Italia' sotto la direzione artistica di Morgan. Era difficile avere anche fare con lui, che ha la fama di persona eccentrica e sopra le righe?

'Morgan è un uomo molto dolce, che però non è apprezzato come dovrebbe, perché secondo me ha veramente del genio. E' stato molto bravo a plasmare degli artisti. Io ho avuto anche molti scontri con lui, ma il bello è che Morgan ti permette di essere te stesso. E' un mattatore, un istrione, una grandissima personalità, un po' mi è mancata la sua presenza'.

Che esperienza è stata X Factor per te?

'X Factor è stata una bellissima esperienza, ma si tende a viverla - e mi riferisco ai concorrenti - come un qualcosa che ti cambia la vita. E invece no, attenzione: devi anche farti un 'mazzo' così. La televisione è un mezzo potentissimo, ma quanti personaggi televisivi erano super in voga e ora sono spariti? A loro non resta nemmeno la gloria. Sono pochissimi i personaggi nati ai talent che poi hanno fatto una carriera con basi solidissime, tra questi c'è Marco Mengoni. E bisogna stare attenti: si deve imparare a dare la giusta importanza a tutto. Il talent è sicuramente un buon modo per far vedere che un artista esiste, ma non basta. E' bene che chi partecipa sappia che è solo all'inizio di un qualcosa che farà fare mille sacrifici. Si tende a vedere 'X Factor' come una sorta di 'fabbrica del brutto anatroccolo' che poi diventa cigno: prima più avevi tutt'altra vita e tutt'altro mestiere, più fa notizia il fatto che puoi fare carriera nella musica. Mi sento di dirlo perché l'ho fatto e lo rifarei altre cento volte'.

In futuro, con che artista sogni di collaborare?

'Cristiano Malgioglio, che ho conosciuto anche personalmente: è un uomo tenero, riservato. Spesso dimentichiamo che è stato Malgioglio a scrivere la canzone 'Ancora, ancora, ancora'. E poi Renato Zero: io impazzisco per lui, una scrittura a quattro mani insieme sarebbe il mio sogno. Mi piacerebbe anche duettare con personaggi particolari, magari giovani: stimo molto Virginio Simonelli, è un ragazzo gentile, semplice'.

Difficile mantenersi semplici quando hai successo da un giorno all'altro, come nei talent.

'Sì, infatti io ringrazio Dio perché grazie ai tanti no che ho preso so distinguere il bene dal male. Tanti ragazzi che facevano tutt'altra vita si ritrovano a fare una trasmissione con un sacco di ragazzine o ragazzini urlanti e pazzi per loro, e perdono un po' il senso della realtà. Gli schiaffi simbolici un po' ci vogliono'.

Il tuo è un mondo difficile e competitivo: hai mai pensato di smettere per fare altro?

'Ogni giorno. Mi chiedo: cosa sto facendo? Fare un lavoro come il mio con la convinzione di essere perfettamente dove si dovrebbe essere è controproducente. Mi piace molto chiedermelo, perché mi fa sentire con i piedi per terra'.

In quale altra professione ti saresti vista bene?

'Avrei voluto fare l'antropologa o la psicologa. Credo di avere una predisposizione: mi piace indagare, scoprire come accadono le cose nell'animo umano, le abitudini, le usanze, sono anche un'amante dei dialetti. E poi ho studiato tanta psicologia, è un mondo che mi affascina'.

.Come ti immagini tra dieci anni?

'Mi immagino a fare qualcosa di particolare, sempre nel campo della fantasia. Vorrei imparare il montaggio video, perché il mondo della musica è collegato a mille altri ambiti e non voglio dare per scontato quello che farò. Mi piace l'idea di continuare a imparare delle cose, amo studiare. Proprio come Brian Adams, che oltre a essere un big della musica è anche un bravissimo fotografo. Mi piacerebbe diventare una figura come quella di Pasolini, essere una persona che fa più cose, che spazia su più fronti. E poi mi piacerebbe prendere una laurea, magari proprio in antropologia'.

Essere bella è un vantaggio nel mondo della musica o rischia di distrarre da altre cose?

'Voglio essere positiva, non mi piace pensare che se sei più brutta allora ti si ascolta di più. Mi piace usare il mio volto per lanciare messaggi precisi: non importa che la faccia sia bella o no, l'importante è che sia tosta. Penso a John Lennon: era brutto, ma la sua immagine è indimenticabile. La faccia può aiutare molto: quanta gente ha una voce bellissima, ma poi non ce l'ha fatta proprio perché non aveva una faccia credibile. E quanti altri, magari per un po', ce l'hanno fatta solo perché erano belli, ma poi sono spariti dalla circolazione. Per me le due cose possono andare di pari passo, voglio credere questo. A me, poi, piace molto trasformarmi, amo cambiare look, soprattuto nei miei video, dove ho interpretato diversi personaggi: il fantasma, il manichino, la prostituta, il trans, la badante... Mi piace usare il mio corpo per veicolare un messaggio, mi piace diventare altro per descrivere meglio una storia. E i miei fan si aspettano ogni volta una versione nuova di me'.

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