Il reggae è patrimonio dell'umanità. Unesco: "È stata la musica degli emarginati"

Nato in Giamaica, il genere musicale ha trovato la fama mondiale grazie a Bob Marley

'Get up, stand up'. Non (solo) per i diritti, ma per il genere musicale che quella difesa degli stessi l'ha cantata: il reggae. Tanto che l'Unesco (l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura) riconosce il valore del groove e dei testi resi celebri nel mondo da Bob Marley inserendo il ritmo giamaicano nella lista dei beni immateriali patrimonio dell'umanita, quindi meritevoli di protezione e promozione. La motivazione alla base della decisione è il contributo che la musica reggae ha dato "al dibattito internazionale su ingiustizia, resistenza, amore e umanità".

Mettendo, quindi, da parte suoni morbidi e ritmati e dreadlocks, che sono l'essenza stessa del reggae, l'Unesco riconosce, forse per la prima volta, il valore sociale di un intero movimento musicale. "Mentre nel suo stato embrionale il reggae era la voce degli emarginati - spiega l'organizzazione -, la musica ora è suonata e amata da un'ampia e trasversale porzione di società, inclusi vari gruppi etnici e religiosi". Senza, però, perdere il contatto con le sue origini. Il ministro della Cultura dell'isola caraibica, Olivia Grange, prima del voto da parte dell'Unesco alle Mauritius ha precisato: "Il reggae è unicamente giamaicano. E' una musica che abbiamo creato e che poi è penetrata in tutti gli angoli del mondo".

La musica reggae, che fra i suoi maggior esponenti, oltre a Bob Marley, vede Peter Tosh, nasce negli anni '60 come emanazione dello ska e del rocksteady, ed è un amalgama di numerose influenze diverse. Diventa rapidamente popolare negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, dove molti immigrati giamaicani si erano trasferiti negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale. I testi parlano spesso di oppressione, di questioni socio-politiche e di disuguaglianza. Ma è impossibile dimenticare l'aspetto 'ludico' dei testi, in cui spesso si chiede la legalizzazione della marijuana: uno su tutti è 'Legalize it' di Peter Tosh.
 

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