Pupi Avati: In un film? Grillo vende lamette e Berlusconi auto

Roma, 8 mar. (LaPresse) - "Bersani salumiere, Grillo venditore di lamette, Fini sommelier, Mario Monti preside". Questi gli ipotetici ruoli che Pupi Avati darebbe in un suo film ai politici del momento. Il registra bolognese, che ha appena pubblicato la sua autobiografia, intitolata 'La grande invenzione', ospite del programma di Radio2 'Un giorno da pecora', ha illustrato il modo in cui utilizzerebbe il suo 'cast politico' ideale, partendo dal leader del M5S: "Grillo? Lui potrebbe fare il venditore di lamette, di quelli che si vedevano una volta alle fiere e che vendevano lamette e saponi da barba". Non si risparmia con l'immaginazione neanche sugli altri, a Berlusconi assegnerebbe il ruolo di un "venditore di automobili", D'Alema "ha proprio la faccia da tramviere", a Gianfranco Fini invece "il sommelier". Passando all'ultimo premier, il regista assegnerebbe a Mario Monti il ruolo di "preside, quello da temere, che quando passa, tutti si nascondono dentro le aule". Infine per Pier Luigi Bersani, Pupi Avati vede il ruolo del "salumiere, è uno di quelli che passa tutta la sera a fare una meravigliosa insalata russa, che poi ti fa assaggiare con un grissino".

Alla domanda in quale ruolo politico si vedrebbe bene, Pupi Avati risponde: "Potrei essere un ottimo Presidente della Repubblica, so che mi ci farebbero, ma dovrei smettere di fare cinema, quindi non accetto". Pupi Avati inoltre non disdegna l'eventualità di fare un film su Silvio Berlusconi, e svela un desiderio: "Trascorrere una giornata o due nel privato, nella vita di Berlusconi". Il motivo? "Per vedere quanto nel privato lui coincida pochissimo con l'immagine che vuole dare di sé in pubblico. Secondo me - spiega il regista - tra il Berlusconi privato e il pubblico c'è un abisso" nel senso che l'ex premier "è la classica persona che ha celato se stesso a se stesso. Mi chiedo com'è il Berlusconi privato, quello vero". Ma il regista è scettico che il Cavaliere possa accettare ad essere protagonista di una simile indagine cinematografica "non credo si aprirebbe", conclude Avati a 'Un giorno da pecora'.

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