Prende il via a Bruxelles la mostra sul cinema di Federico Fellini

Bruxelles (Belgio), 30 ott. (LaPresse) - Ha preso il via la prima mostra mondiale dedicata al regista Federico Fellini. E' stata inaugurata oggi al Comitato economico e sociale europeo di Bruxelles per celebrare uno dei più importanti registi europei del 20esimo secolo. Per il direttore della Fondazione Fellini e organizzatore dell'esposizione, Stéphane Marti, il Cese è “un luogo perfetto per sottolineare il legame tra l'economia, il mondo sociale e il cinema. E il cinema è lo specchio della società”, ha detto. “Qui ci sono tutte le camere di commercio d'Europa e tutti parlano di affari, ma non dobbiamo dimenticare che la cultura è un affare: perché se non ci sono soldi non c'è cinema” ha aggiunto, specificando anche che il cinema è “un'opera collettiva che richiede competenze sia artigianali sia industriali”.

L'obiettivo della Fondazione è quello di svelare il dietro le quinte dell'opera di Fellini. Decine di fotografie che ilustrano momenti unici delle riprese: maschere e cappelli divenuti famosi nel film 'Casanova' del 1976 o i manifesti delle opere come 'La strada' del 1954 o di 'Giulietta degli spiriti' del 1965: questi sono solo alcuni degli oggetti esposti nella capitale europea fino al 25 novembre. L'esposizione al Comitato economico e sociale europeo di Bruxelles diventa un modo per preservare e valorizzare il patrimonio culturale dell'Unione europea. La mostra vuole portare in primo piano la magia del grande schermo del creatore di un sistema narrativo unico fatto di 24 pellicole.

Per Marti, Fellini è uno dei cinque pilastri della storia del cinema accanto al britannico Charlie Chaplin, l'americato Stanley Kubrick, lo svedese Ingmar Bergman e il giapponese Akira Korosawa. Poi Stephane ha aggiunto che lo spagnolo Pedro Almodovar potrebbe essere l'erede spirituale di Fellini.

Tra i pezzi più rari della mostra, c'è la lettera scritta a mano nel 1974 che il coreografo belga, Maurice Bejart, inviò al regista per congratualrsi con lui del lavoro fatto in 'Amarcord', definita come una "dichiarazione d'amore estetico”.

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