Oscar, 'The Help', Viola Davis e il dibattito sui ruoli per i neri

La candidatura agli Oscar per Viola Davis ha causato dibattito tra gli afroamericani negli Stati Uniti. La maggior parte sperava che l'attrice, che in 'The Help' interpreta una cameriera, diventasse la seconda donna di colore a vincere la statuetta come migliore attrice protagonista. Perciò ci è stata una diffusa delusione quando il premio dell'Academy è stato assegnato a Meryl Streep. Tuttavia, il sentimento è ambivalente: oltre al rammarico, molti hanno provato sollievo perché un ruolo comunque stereotipato non sia stato premiato.

Robinne Lee, attrice di colore che è apparsa di fianco a Will Smith in 'Sette anime' e 'Hitch' ha detto in un'intervista che la Streep incarna l'eccellenza e meritava di vincere. "Ma Viola aveva intorno tanto clamore quest'anno e c'era così tanto entusiasmo che ha portato a molte controversie nella comunità nera, perciò la perdita è stata una delusione". La Lee ha provato un misto di emozioni, dal momento che è ansiosa di vedere film più diversificati con una più ampia scelta di ruoli.

Ad aumentare le aspettative è stata anche la vittoria di Octavia Spencer come attrice non protagonista, sempre in 'The Help', una storia sui rapporti tra cameriere nere e i loro datori di lavoro bianchi nel Mississippi degli anni '60.

Prima di domenica, solo 13 attori neri avevano ricevuto la più alta onoreficenza di Hollywood in 84 anni di storia degli Oscar. Solo Halle Berry è stata scelta come migliore attrice protagonista, per la syua interpretazione in 'Monster's Ball'. La prima afro-americana a vincere un Oscar come attrice non protagonista è stata Hattie McDaniel per l'interpretazione di Mammy in 'Via col vento'. Da allora, un'alta percentuale di candidati e vincitori avevano recitato come schiavi, despoti africani, destinatari di previdenza sociale, madri disfuzionali, musicisti tossicodipendenti e poliziotti spacciatori.

Con la statuetta alla Spencer, è la seconda volta che il ruolo di cameriera porta all'Oscar. Intanto la Streep ha guadagnato il terzo Oscar della sua trascendentale carriera per aver interpretato l'ex primo ministro britannico Margaret Thatcher. Il che ha portato la Lee a chiedersi "Quanto sarebbe d'ispirazione se potessimo essere candidati in ruoli in cui interpretiamo re, regine, politici, scrittori, artisti, ballerini... Potremmo spiccare il volo".

Le fa eco Monika Brooks, una consulente afroamericana per leadership e diversità che opera nella zona di San Francisco. "Il problema non è che Davis interpretasse una cameriera - ha affermato - il problema è che non c'è un maggiore numero di attori neri in ruoli davvero buoni" Si tratta di un problema diffuso al di là dei set: sono pochissimi i dirigenti di colore a Hollywood che hanno il potere di dare il via alle produzioni cinematografiche. Secondo uno studio del Los Angeles Times, dei 5765 votanti per gli Oscar, il 94% sono bianchi e il 77% sono uomini, mentre l'età media è 62 anni. Per questo la Brooks non è sorpresa che 'The Help' sia stato mortificato alla premiazione: "Chi stacca gli assegni detta le regole".

"E' la solita vecchia storia: niente in questo mondo accade a meno che i bianchi non dicano che accade", ha rimarcato James McBride, sceneggiatore che ha firmato tra gli altri 'Miracolo a Sant'Anna' di Spike Lee.

Tuttavia, con l'avvicinarsi della cerimonia dell'Academy, il film è stato aspramente criticato in alcuni ambienti della comunità nera. Molti lo hanno percepito come un altro esempio di personaggi di colore salvati dai bianchi, o usati come veicolo per migliorare e illuminare la vita dei bianchi. "Pensate a Will Smith in 'La leggenda di Bagger Vance', Michael Clarke Dunkan in 'Il miglio verde', Sir Laurence Fishburne come Morpheus in 'Matrix'" ha commentato Toure, l'opinionista culturale di Time, che si firma solo con il nome.

Per Toure guardare 'The Help' è stata una tortura, ma come uomo di colore è rimasto deluso dal fatto che la Davis abbia perso. "Ho odiato il film, ma rispetto l'immenso talento di Viola - ha detto - volevo che ricevesse il riconoscimento per il suo talento e ottenesse il potere che deriva dalla vittoria".

Davey D, giornalista e attivista di Oakland, ha affermato come fosse una contraddizione per i critici bocciare la pellicola ma supportare la Davis e la Spencer. "Dovreste essere contenti che il film delle cameriere non abbia vinto" ha scritto su Twitter, dal momento che 'The Help' è stato candidato come miglior film, venendo battuto da 'The Artist'. "La paura era che la vittoria di Viola o del film avrebbe convalidato l'immagine che molti neri hanno trovato stereotipata, imprecisa e in generale problematica - ha affermato - una vittoria sarebbe stata vista come una battuta d'arresto".

In tutto questo, anche la Davis ha la sua posizione, che nella sua carriera ha cercato con convinzione una più ampia gamma di ruoli. "Ho recitato molte tossicodipendenti" ha detto in un'intervista a Npr.

L'attrice ha detto che gli afromaericani che sono ambivalenti su 'The Help' hanno una mentalità "assolumente distruttiva per l'artista nero" che forza gli attori di colore ad annacquare le loro performance al fine di evitare difetti dei personaggi che potrebbero offendere l'ipersensibile pubblico di colore. "L'artista nero non può vivere in un ambiente revisionista - ha detto la Davis - l'artista nero può solo dire la verità sull'umanità, e l'umanità è complessa".

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