Morto a 104 anni Jacques Barzun, storico di 'Dall'alba alla decadenza'

San Antonio (Texas, Usa), 26 ott. (LaPresse/AP) - È morto all'età di 104 anni Jacques Barzun, storico culturale francese naturalizzato statunitense, uno degli intellettuali di maggior spicco del secolo breve, autore di decine di libri tra cui l'acclamato 'Dall'alba alla decadenza - Storia della cultura occidentale' edito in Italia da Rizzoli.

Barzun, membro dell'Ivy League che ha insegnato per quasi 50 anni alla Columbia University, è morto ieri sera a San Antonio, dove aveva vissuto negli ultimi anni. Lo ha annunciato il genero Gavin Parfit.

Lodato dalla scrittrice Cynthia Ozick come "uno degli ultimi generalisti approfonditi", l'alto e cortese Barzun ha scritto decine di libri e saggi su qualsiasi argomento, dalla filosofia alla musica, dal baseball ai romanzi polizieschi.

Nel 2000 ha suggellato la sua carriera con 'Dall'alba alla decadenza', una ricerca sulla civiltà occidentale dal Rinascimento fino alla fine del 20esimo secolo. Un tomo di oltre 800 pagine su un tema impegnativo come il crollo delle tradizioni nei tempi moderni, tuttavia ricevette ampi consensi da parte dei critici, è rimasto tra best-seller negli Stati Uniti da mesi ed è stato nominato per il National Book Award e per il premio del National Book Critics Circle. Tra i suoi estimatori, anche Keith Richards, che aveva detto di averlo leggendo. "Tutto ciò è una sorpresa, perché l'erudizione non è esattamente quello dietro cui la gente corre di questi tempi, o forse in nessun tempo" aveva commentato Barzun riguardo il successo del saggio all'Associated Press nel 2000.

Insieme ad altri intellettuali come Lionel Trilling e Dwight Macdonald, lo studioso di origine francese fu un pensatore di primo piano durante la Guerra Fredda. Fece occasionali apparizioni televisive e nel 1956 il Time gli dedicò la copertina, citandolo come rappresentante di "una schiera crescente di uomini di idee che non solo hanno il rispetto della nazione, ma che restituiscono il complimento". Nel 2003, il presidente George W. Bush gli ha conferito la Medaglia presidenziale della libertà, la più alta onoreficienza civile della nazione, lodando Barzun come "un pensatore di grande discernimento e integrità. Pochi studiosi del secolo scorso hanno eguagliato la sua produzione e la sua influenza". Nel 2010, lo studioso è stato insignito della National Humanities Medal, onoreficienza per coloro che contribuiscono alla comprensione dell'umanità.

Barzun aveva una conoscenza diretta del 20esimo secolo e indiretta di buona parte del 19esimo. Figlio di uno studioso, nato a Creteil in Francia nel 1907, Barzun è cresciuto in una famiglia in cui il Modernismo era un soggetto ricorrente e tra i frequentatori della casa c'erano Jean Cocteau, Ezra Pound e Guillame Apollinaire, sulle cui ginocchia raccontava di essersi seduto. La prima Guerra Mondiale spinse la famiglia lontano dalla patria e verso gli Stati Uniti. "Lo scoppio della guerra nel mese di agosto 1914 e l'incubo che ne seguì pose fine a tutti i presupposti e le gioie innocenti" scrisse più tardi Barzun. "All'età di 10 anni, mi fu poi raccontato, le mie parole e attitudini tradivano pensieri suicidi; sembrava che mi vergognassi di essere ancora vivo".

La maggiore influenza di Barzun è stata sulla impostazione della storia culturale: di fatto contribuì ad inventarla. Sin da quando era studente alla Columbia, fu tra i primi a integrare guerre e governi con l'evoluzione dell'arte, della scienza, dell'istruzione e della moda. Una vita di riflessioni riassunte in 'Dall'alba alla decadenza', presentate in un viaggio piacevole e conservatore nella civiltà occidentale.

Tra i suoi studenti ci fu anche Allen Ginsberg, che una volta scherzò sul fatto che il suo vecchio professore era un "maestro di cortesia". Barzun ha avuto tre figli dalla prima moglie, Marianna Lowell, morta nel 1978. Si risposò due anni dopo con Marguerite Davenport, ancora in vita. Lascia inoltre dieci nipoti e otto pronipoti. "Era un gentiluomo. Era uno studio. Era raffinato e gentile. Era di spirito enormemente generoso - ha detto il genero Parfit - era unico nel suo genere".

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