Mastandrea all'esordio da regista: "Una sfida dirigere la mia fidanzata"

Il film 'Ride', in sala il 29 novembre. Ha invitato a cena la sua compagna Chiara Martegiani e le ha proposto la parte. "Mentre le parlo lei si commuove e a me viene da vomitare", ha raccontato a 'Vanity Fair'

"La invito a cena e all'appuntamento le dico: 'Ti devo dire una cosa terribile, ma anche bella: potresti fare la parte, te la senti?', e mentre le parlo lei si commuove e a me viene da vomitare. Una bella scena. Digiuniamo e paghiamo il conto senza aver mangiato". È iniziata con una cena sprecata, per Valerio Mastandrea, l'avventura di dirigere in 'Ride', il suo primo film da regista dopo 25 anni di recitazione, la fidanzata Chiara Martegiani.

Un'avventura, spiega Mastandrea a 'Vanity Fair' che gli dedica la copertina del numero in edicola da mercoledì 28 novembre, motivata dalla "voglia di rischiare. Nella vita di coppia, non a livello professionale. Mi fidavo molto della sua voglia di fare questo ruolo. Mettere il rapporto, un rapporto lungo un anno e mezzo, alla prova del set e confrontarmici è stato un gesto, credo, di grande maturità. Era come provare a dire uniamoci davvero, entra nella mia vita, mettiamoci insieme come facevamo a 16 anni".

'Ride' va in sala il 29 novembre dopo la prima al Festival del cinema di Torino, e racconta, dice Mastandrea a Vanity Fair, "come sia difficile viversi in pace felicità e dolore", attraverso la storia di una giovane donna che, dopo una disgrazia che la espone alla pressione del pubblico e dei media, non riesce a elaborare la sofferenza. "Gli amici mi dicono 'in questo film ci sei tu: ogni volta che c'è un'emozione in arrivo scappi fino a quando non si scatena una tempesta'. A elaborare impiego tempo anche io, ma quando accade e arriva la botta quella botta non la dimentico. Sono fatto così e per cambiare è troppo tardi".

Proprio a questo aspetto della sua personalità, spiega nell'intervista a 'Vanity Fair', è legata una carriera iniziata per caso ("Avevo un occhio nero, andai da Piero Natoli per accompagnare un'amica ad un provino e lui mi invitò a partecipare al film"). "Per me fare l'attore è una missione, un bisogno, una necessità. Fino a 40 anni sono stato una persona che non poteva far altro che un mestiere in cui si riproducevano le emozioni. Le dovevo incarnare per finta e però renderle vere per gli altri anche perché nella vita non riuscivo a tirarle fuori. Mi facevo una nuotatina dentro le mie emozioni, emozioni che per difesa avevo messo dietro a veri portoni di acciaio, e poi passavo al film successivo. Poi la vita mi ha restituito l'occasione di mettermi in gioco e superarli ed è chiaro che ho visto il lavoro dell'attore in un altro modo e in quel momento ho detto: voglio fare questo film".

Mastandrea racconta di aver smesso di fumare, di essere ingrassato, e dopo aver ricordato Bernardo Bertolucci ("Quelli come lui ed Ettore Scola non moriranno mai") confessa di cosa ha paura: "Sicuramente non di morire. Ma di campare tanto e male".

 

 

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