Mariangela Melato nei ricordi di Avati, Fo, Wertmüller, Ronconi, Zero

Roma, 11 gen. (LaPresse) - "E' stata la prima interprete che mi ha dato un'emozione". Con queste parole il regista Pupi Avati ricorda l'attrice Mariangela Melato, scomparsa oggi a Roma all'età di 71 anni. Conosciuta nel 1969 per il film 'Thomas e gli indemoniati', Avati ricorda, parlando a LaPresse, il primo incontro con l'attrice: "E' stata la sua prima scena, non aveva mai fatto un film prima di allora. Era arrivata per sostituire un'altra attrice del Piccolo di Milano, che non era potuta venire, ed è stata la sua fortuna. Con lei - prosegue il regista - ho scoperto la differenza tra un attore qualsiasi e un vero attore".
"Nella mia carriera è stata la prima interprete, in assoluto senza distinzioni tra maschi e femmine, che mi ha dato una vera emozione", aggiunge. Una pellicola quella del 1969 "non particolarmente fortunata - dice Pupi Avati - ma che ha segnato l'inizio della sua carriera che proseguì con maggior successo insieme con Lina Wertmüller". Da allora tra Avati e Mariangela è nata un'amicizia durata negli anni; lavorativamente si sono ritrovati insieme sul set del film 'Aiutami a sognare': "Mariangela ballava e cantava. Si può dire fosse il suo primo musical" ricorda.

"Una botta terribile". Così Dario Fo esprime il suo dolore. Il Premio Nobel racconta di non essersi accorto che fosse malata e la ricorda "felice, gioiosa come sempre", durante il suo ultimo incontro con l'attrice avvenuto all'inizio della scorsa estate, tant'è che "abbiamo scherzato", aggiunge. "Mariangela era stupenda. Aveva un senso naturale della recitazione, non come rifacimento meccanico della realtà, ma come stile innato. L'ho conosciuta che non aveva nemmeno 20 anni e aveva già una personalità molto spiccata". "Siamo sempre stati in contatto - ha spiegato - ero felice del suo successo nel cinema e in tv perché avevamo azzeccato che era un grande personaggio, un'attrice con doti straordinarie".
Con sua moglie Franca Rame rievoca gli inizi di carriera della collega più giovane e dal grande talento. "Mariangela aveva già recitato con alcune compagnie minori, ma ha fatto il suo ingresso vero e proprio nel grande teatro con la nostra compagnia. Parliamo di 50 anni fa, Franca la scelse subito", ricorda Fo. "Lo spettacolo, 'Settimo, ruba un po' meno', era profetico e raccontava delle ruberie dei politici precedendo di alcuni anni l'inchiesta Mani Pulite". Il premio Nobel ricorda con commozione l'attrice che ha contribuito a lanciare. "La sua era una parte difficile - spiega - era una prostituta che incontrava la figlia del guardiano di un cimitero, impersonata da mia moglie Franca, e con i suoi racconti ne sconvolgeva l'infantilità quasi primitiva".

"Avevamo un rapporto molto bello, sincero e soprattutto due caratteroni. Lei poi amava molto i miei film. Ci sentivamo almeno una volta al giorno anche quando era in tourné". Anna Melato si lascia andare ai ricordi di sua sorella. Erano entrambe attrici: "Ci capivamo - dice ancora - senza bisogno di parlare". Poi Anna racconta gli ultimi giorni di Mariangela. "Fino all'ultimo - racconta - abbiamo pensato si rimettesse. Lo credeva anche lei e invece non ce l'ha fatta". Dopo un ricovero al Gemelli - conclude - eravamo venuti qui per la terapia che doveva seguire che era molto specifica, sapevamo che c'era un personale molto attento e preparato".
Poi Anna parla dello speciale rapporto che sua sorella aveva con Renzo Arbore. "Erano come vecchi fidanzati, tra loro c'era un rapporto speciale e una grande amicizia: siamo tutti come una famiglia". Arbore è stato vicino alla Melato fino alla fine. Stando a quanto si apprende, stamattina ha lasciato l'Antea molto presto. Per tutto il giorno, invece, nella camera ardente, aperta solo a familiari e amici stretti, è restata la sorella di Arbore, Sabina.

Subito Lina Wertmüller preferisce il silenzio. "Ora non riesco a parlare", afferma la regista , con cui l'attrice ha avuto un sodalizio artistico e professionale oltre che un'amicizia lunga una vita. "Lo so - ha aggiunto commossa la regista - volete un commento, due parole. Ma ora no". iù tardi invece si lascia andare a un ricordo dell'amica. "Sono affranta. Non sapevo che si fosse aggravata. Conoscevo la sua lotta contro il tumore, ma non che fosse a questo punto senza ritorno", dice la Wertmüller che la ricorda "bellissima, candida, nobile". "Eravamo amiche - racconta - ci volevamo bene". Sotto la sua direzione l'attrice milanese è stata consacrata dal successo di 'Mimì Metallurgico ferito nell'onore', al fianco di Giancarlo Giannini.

"Preferisco mantenere un profilo intimo, sono circostanze molto dolorose, grazie per quello che farete, per ricordarla sempre", afferma Renato Zero, arrivando alla camera ardente di Mariangela Melato nella clinica romana Antea, che poi aggiunge: "La sua umiltà e tenerezza mi ha fatto capire ancora una volta che i grandi sono persone semplici". "Quando l'ho chiamata per lo spettacolo benefico in favore dei terremotati dell'Aquila - ricorda il cantante - mi ha risposto, 'vuoi me che sono così piccola in quello spazio così grande e pieno di gente?'".

A rendere omaggio a Mariangela Melato, al centro Antea c'è anche Renato Scarpa, attore e amico di una vita della compianta attrice. Scarpa arriva dentro un pesante cappotto alla camera ardente allestita al piano terra della clinica e non trattiene le lacrime. "La conoscevo da quando ero ragazzo - dice - ed ero innamorato di lei. Il suo motto era 'giù la maschera', che potete immaginare cosa significa in un paese come questo". "Mariangela - conclude Scarpa - è diventata una stella di purissima luce che non si potrà mai appannare".

"Era estremamente spiritosa, una vera donna milanese che si è affermata al cinema e in teatro con una bellezza non stereotipata, una forza e uno stile che mi rende orgogliosa di essere milanese" è il ricordo dell'attrice Maria Amelia Monti, prima di entrare nella camera ardente.

"Mariangela aveva una profonda umanità. E' sempre stata la ragazza milanese degli anni Cinquanta nell'intendere i sentimenti e l'esistenza stessa. Amava la bontà ed era speciale". Così, Roberta Rem, assistente personale della Melato ha ricordato l'attrice alla quale è stata legata professionalmente dal 1986 al 1999, ma con cui ha avuto un'amicizia durata tutta la vita. "Una donna febbrile in tutto, negli ultimi quattro anni ha combattuto la malattia come una fiera che si difende. Arbore le è stato accanto tutti i giorni. La loro amicizia l'ha accompagnata sempre" aggiunge.
"Ho attraversato con Mariangela uno dei periodi più belli della sua carriera - ricorda - in quegli anni era all'apice del successo, ma era sempre fresca, pura sul piano dei valori. Non è cosa comune per chi suda per arrivare al successo: si diventa più duri, più cinici, ma non per Mariangela". Tra i registi e i film che la Melato ha apprezzato maggiormente, la Rem ricorda "il sodalizio tra Mariangela e Lina Wertmüller, ma ha amato lavorare anche con Franco Brusati e con Ronconi a teatro. Con ognuno si era creato un legame unico".

"E' scomparsa una grande attrice, un'artista vera come lei lo era, di quella strana arte che consiste nel portare alla vista delle persone l'essere umano. Era una grande". E' il ricordo del regista Gabriele Lavia, colto di sorpresa questa mattina dalla notizia. "Mariangela - ha raccontato - era una mia carissima amica e avevamo in progetto anche di fare un nuovo spettacolo in coproduzione tra il Teatro Argentina e lo Stabile di Genova, 'Il giardino dei ciliegi' di Checov". Le sue condizioni di salute non sembravano essere così gravi, infatti "abbiamo continuato - ha aggiunto il direttore del Teatro di Roma - ugualmente a lavorare al progetto fino a una settimana fa".

"Una grande donna con principi assoluti, un esempio che ha tenuto alto il genere femminile, un punto di riferimento fondamentale sia come artista sia come donna". Così raggiunto telefonicamente Carlo Repetti, direttore artistico e organizzativo del Teatro Stabile di Genova ricorda l'attrice. "Personalmente - aggiunge Repetti con commozione - più che un'artista di riferimento, Mariangela era una sorella. Il nostro è stato un rapporto splendido fatto di confronti e progetti. Mai uno scontro o un contrasto, pensavamo all'unisono e ci sorprendeva il comune sentire su ogni persona, personaggio e testo".
"Con noi ha lavorato ininterrottamente dal '92 ad oggi e ha fatto una ventina di spettacoli" rammenta ancora Repetti. "Ha contribuito a costruire il teatro Stabile. Era giustamente esigente con se stessa e con la compagnia, ma dispensava a tutti grande affetto e disponibilità. Costruiva la nave quale è uno spettacolo teatrale che va in giro per mesi - aggiunge ancora il direttore - e sapeva che il clima giusto è fondamentale".
La scomparsa dell'attrice "purtroppo per noi non è stata una sorpresa" racconta il direttore. "La sua era una malattia contro cui combatteva ormai da qualche anno. Spesso avevamo dovuto fermare e riprendere gli spettacoli. Speravamo sempre che ci fosse un domani. E oggi - conclude Repetti - questa speranza non c'è più".

"Io e Mariangela siamo come fratello e sorella. E' stato un legame intensissimo, anche professionalmente". Così in una nota, il regista Luca Ronconi esprime il suo cordoglio. "Tutti i ruoli che le ho affidato erano delle sfide: lo era Olimpia nell'Orlando Furioso, lo è stata di recente Nora nell'ultimo spettacolo che abbiamo fatto insieme. Lei le ha vinte tutte. Era una sfidissima 'Quello che sapeva Maisie' e lei l'ha stravinta".
"Una volta - prosegue Ronconi - avrei voluto farla recitare all'interno di un circo. Le avevo affidato tutta la sceneggiatura di 'Lola Montes' di Max Ophüls. Mariangela avrebbe dovuto recitare in mezzo ai clown e agli animali ammaestrati. Più sfida di così. Ma quel progetto non andò in porto. Ne abbiamo parlato anche di recente - aggiunge il regista - e lei mi ha detto: 'Luca possiamo sempre farlo, io sono pronta'".

"Come distinguere una grande attrice da una grande amica? Per me è impossibile scindere le due cose, come è impossibile dire che cos'è Mariangela Melato per il teatro, per il cinema, per la televisione". Così il direttore del Piccolo teatro di Milano, Sergio Escobar, ha commentato in una nota la scomparsa dell'attrice. "Sarebbe stucchevole - ha aggiunto - cercare aneddoti di ricordi personali. L'unica cosa che farò è non cancellare mai dalla mia rubrica telefonica il suo numero di cellulare".

Dal Teatro Stabile del Veneto arriva il ricordo dell'attrice con le parole del suo direttore, Alessandro Gassman: "Scompare un pezzo di grande cultura". All'attore romano si unisce il messaggio di cordoglio della Fenice di Venezia: "Onorati di averla ospitata". Lo Stabile del Veneto, si legge in una nota, profondamente colpito dalla perdita di Mariangela Melato, una delle attrici più care al pubblico italiano, la ricorda affettuosamente con il tratto del suo direttore. "Saluto con grandissima commozione la scomparsa di Mariangela Melato, straordinaria attrice e donna che ho avuto l'onore di conoscere bene. Quando scompare una artista come lei, scompare un pezzo di grande cultura per il Paese. Un monumento straordinario. Ciao Mariangela e grazie per le emozioni che ci hai regalato e che continuerò personalmente a ricevere attraverso i tuoi film".

E al cordoglio del teatro Stabile si accoda quello della Fenice: "Con la scomparsa di Mariangela - ricorda in un comunicato il sovrintendente Cristiano Chiarot - se ne va anche un pezzo di storia dello spettacolo". Si uniscono nel ricordo di Mariangela Melato anche tutti gli artisti e il personale del teatro, nel documento viene ricordato come questa artista amasse la città di Venezia, venendone "ricambiata con infinito affetto". "Siamo onorati - prosegue - di aver ospitato, qualche anno fa, al Teatro Malibran il suo spettacolo 'Sola me ne vo' dove, ancora una volta, diede prova di essere un'attrice multiforme, versatile, unica".

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