Lino Banfi: "Dovevo fare il prete, mi cacciarono dal seminario a 14 anni"

L'attore racconta un aneddotto della sua infanzia: "Sarei dovuto diventare un religioso, ma mi hanno mandato via perché, con un amico, ci arrampicavamo sul cornicione per spiare le suore di clausura". E ricorda un natale speciale, quello del 1954 a Napoli

C'è un aneddotto nella vita di Lino Banfi che forse in pochi conosceranno. "Parlo sempre poco dell'infanzia e dell'adolescenza perché non le ho avute. Nell'infanzia c'era la guerra, ero con i miei genitori in campagna per paura delle bombe. Poi appena finita la guerra sono andato in seminario, a fare il prete. Sono uscito a 14 anni, non ho avuto modo di imparare a nuotare, di fare sport. Sarei dovuto diventare prete per nobilitare la razza Zagaria, così pensavano in qualche modo i miei genitori. A un certo punto mi hanno cacciato via. A me e a un altro che ora fa il chirurgo - racconta l'attore pugliese ai microfoni di Rai Radio2 nel corso del format 'I Lunatici' -  Ci hanno cacciato via perché eravamo impertinenti, ci arrampicavamo sul cornicione per spiare le suore di clausura che alloggiavano nel convento vicino. Mi hanno mandato via in V ginnasio. Non avendo avuto infanzia e adolescenza ho pochi ricordi di Natale". 

Ora però il Natale in casa Banfi è diverso: "Noi festeggiamo la Vigilia, ci abbuffiamo di frutti di mare, ogni tanto abbiamo crisi d'astinenza da cozze pelose. In casa nostra si festeggia il 24 sera, il 25 è quasi una giornata di relax, si fa un brodino per digerire l'abbuffata della serata precedente".

Da adulto, poi, : "Avevo 18 anni, nel 1954. A Napoli. Era il 24, stavo senza una lira. Noi attori disoccupati dovevamo pagare notte per notte per dormire da qualche parte, non si fidavano di farci credito. Io stavo lì, non sapevo se sarei riuscito a guadagnare i soldi per andare a dormire quella sera. Ero tristissimo, uno mi aveva dato un cappello da universitario, provavo a guadagnare qualcosa tra la gente, ma nessuno mi dava niente, andavano tutti di fretta. Feci poco. Contando i soldi mi resi conto che avrei dovuto scegliere tra mangiare e dormire. A un certo punto passò un signore, Ciro, che faceva il posteggiatore abusivo. Mi chiese cosa stessi facendo, gli risposi che stavo contando i soldi. Mi invitò a casa sua, mi disse che dove mangiano in nove mangiano anche in dieci. Aveva otto figli. Mangiammo e bevemmo tantissimo. Mi fece dormire a casa sua, con i suoi figli. La mattina mi diede anche 1000 lire per prendere il treno e tornare in Paese. Sono tornato dopo qualche anno dopo a Napoli per cercarlo, ringraziarlo e dargli un premio, un regalo. Però non l'ho più trovato. Nessuno sembrava conoscerlo e averlo mai visto. Un giorno un mio amico cardinale mi chiese come mai continuassi a cercare questo Ciro a Napoli. Mi disse che non l'avrei trovato mai, perché quel Ciro era un angelo che scelse di salvarmi quella notte".

Sul 2019: "Babbo Natale il regalo me l'ha fatto e anche bellissimo. Lo scorso 19 dicembre ho avuto . La mattina, prima dell'udienza generale. Sono andato a Santa Marta, il Papa è stato molto carino con me, gli ho dedicato una poesia. Il mio regalo l'ho già avuto". 

 

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