Ligabue riparte da 'Start': "Il mio rock mi tiene adolescente"

Un disco essenziale e urgente che riporterà il Liga negli stadi a partire dal 14 giugno: "Poche canzoni ma molto dirette"

Essenziale, diretto, urgente. Con questi pochi aggettivi Luciano Ligabue descrive il suo nuovo album, 'Start', in uscita l'8 marzo. E proprio per queste caratteristiche, per la prima volta, il rocker di Correggio accetta di metterci la faccia: in bianco e nero e in primo piano in copertina. Senza filtri, con tutte le rughe e i segni del tempo che i 59 anni (li compirà il 13 marzo) gli hanno lasciato impressi sul volto, nonostante le difficoltà nell'identificarsi con una certa età: "La rinnego, non me la sento dentro. Sarà anche il rock che tende a tenerti tardo adolescente".

Ma 'Start' è anche per questo una partenza. Anzi, una ripartenza. Da dove? Intanto dal 2017, che racconta come "l'anno più difficile" della sua carriera. E' quello del polipo alle corde vocali, dell'operazione, dei concerti spostati: "Ti dicono che poi canterai meglio di prima, ma è una cosa che devi scoprire da solo. E prima di farlo passano cinque o sei mesi. E' stato un grande trauma". La voce, per fortuna, è tornata e il Liga non dimentica il gesto di fiducia dei fan, che hanno conservato i biglietti dei live rimandati con pazienza: "Non sarò mai all'altezza di ricambiare".

Se ha un modo per farlo, è proprio con un nuovo disco, 'Start', appunto. Luciano si rende conto che se da una parte, come sempre, nei testi continua a mettere la sua vita e le sue esperienze, qualcosa di diverso dal solito affiora: "Ho la sensazione che sia un album in cui sono più diretto del solito, ci giro meno intorno. E' essenziale. Non avevo mai fatto un disco così breve, con così poche canzoni. In queste c'è un'urgenza che sento simile a quella dei miei primi lavori". Merito anche dell'incontro "fortunato" con il giovane produttore Federico Nardelli.

Nei testi c'è tanto del trascorso personale di Ligabue: la moglie ("io sono più incazzato, lei ha uno sguardo amorevole verso il mondo. A volte mi servo proprio di quel suo sguardo"), i genitori, gli amici di una vita ("abbiamo affittato delle case in campagna per frequentarci, lo facciamo ogni venerdì. Mangiamo, giochiamo a biliardo, a calcio balilla, a carte. Abbiamo spossanti discussioni politico-calcistiche"). E confrontandosi con quelle persone che conosce da 35 anni si è accorto di qualcosa di importante: "Una sera ho guardato il percorso segnato sulle loro facce. Per ognuno c'è stato un mattino arrivato dopo la nottata che sembrava non passare. Siamo ancora uguali nello spirito". Questo concetto di tempo che passa torna sempre nelle canzoni del Liga: "Mi ossessiona, ci combatto da una vita. L'unica cosa certa è il presente, ma è l'idea di futuro che ci fa muovere e spesso preoccupa. E allora metto nel presente l'idea di un futuro speranzoso. Cosa costa pensare che possa essere bello? Al massimo sarà una delusione, ma intanto migliora il presente". Una speranza che Liga ha anche per la sua Italia: "Questa penisola continua a galleggiare, malgrado sia a rischio naufragio. Io non perdo la speranza che possa prendere il largo veleggiando".

Ottimismo e speranza sì, però Luciano rimane una persona inquieta: "Sono consapevole di essere il peggior nemico di me stesso. So di essere sfacciatamente fortunato, ma questo non fa di me una persona felice e gioiosa. Anzi, senza questa inquietudine forse non scriverei. Lo diceva Bruno Lauzi: quando sto bene esco, di sicuro non scrivo. Ognuno di noi è popolato da un suo inferno". Quello che può ed è felice di fare, il Liga, è cercare di cantare il dolore per far sentire chi soffre meno solo. E dove farlo nel modo migliore se non sul palco?

Infatti lo farà, ancora una volta, dal 14 giugno negli stadi, partendo da Bari. E siccome a Luciano piace "la liturgia della festa", ci saranno brani nuovi ma anche tutti i più grandi successi che faranno cantare il pubblico a squarciagola. "Mi piace il momento in cui sono sul palco - ammette -. E' anche un aspetto da gestire, è la più grande forma di dipendenza di cui soffro. Faccio fatica a farne a meno, ma non si può suonare sempre". Per questo, anche se per ora non sono previste code del tour in autunno e inverno, il Liga tiene aperte le porte: "Come dice una canzone di questo album: mai dire mai".
 

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