La crisi colpisce: anche Homer a rischio

Los Angeles (California, Usa), 4 ott. (LaPresse) - La crisi colpisce anche i Simpson. Su Homer e famiglia pende infatti la spada di Damocle delle trattative tra i doppiatori, che prestano loro le voci, e la Fox. Oggetto del contendere: un taglio del 45% degli stipendi. Il problema, spiega The Daily Beast, è la frenata nelle trattative tra gli studios e i sei principali attori che danno la loro voce ai personaggi che animano il primetime della domenica sera sul canale Fox. Le difficoltà nelle trattative non sono una novità nella storia dello show, creato da James L. Brooks e Matt Groening. In passato la dirigenza della Fox aveva già minacciato di rimpiazzare i membri del cast che non collaboravano con persone dalla voce simile, ma stavolta i vertici aziendali sono categorici: o i doppiatori accettano di ridurre del 45% i loro salari, o la produzione di nuovi episodi dei Simpson verrà interrotta bruscamente. Non è stato possibile raggiungere i portavoce della Fox per chiedere commenti in merito.

L'ultimatum del network è arrivato ieri sera, in seguito alla respinta della proposta degli attori di ridurre i salari del 30% in cambio di una piccola percentuale degli enormi ricavi derivati dal merchandising. "La Fox ha preso una posizione secondo cui, a meno che non riescano a ridurre drasticamente i costi di produzione, staccherà la spina alla realizzazione di nuove puntate", ha detto una fonte all'interno del team dei Simpson che conosce i fatti al The Daily Beast. "Lo show ha prodotto miliardi di dollari di profitti negli anni e continuerà a farlo ancora per lungo tempo. Gli attori sono disposti a ridurre di un terzo i loro stipendi, ma per la Fox non è ancora abbastanza", ha aggiunto la fonte.

Dan Castellaneta (Homer, Nonno Simpson, Krusty il clown e altri), Julie Kavner (Marge e altre), Nancy Cartwright (Bart e altri), Yeardley Smith (Lisa), Hank Azaria (Boe il barista, commissario Winchester e Apu) e Harry Shearer (mister Burns, il direttore Skinner, Ned Flanders e altri) guadagnano ognuno circa otto milioni di dollari all'anno, per circa 22 settimane di lavoro. Anche con la riduzione proposta alla Fox, gli attori continuerebbero a guadagnare circa quattro milioni a testa, non esattamente una miseria.

Ma il punto, per gli attori, è un altro: vogliono una fetta dell'enorme torta dei profitti del merchandising, in quanto sostengono di avere contribuito creativamente al successo dei Simpson almeno quanto Brooks e Groening. Questi ultimi sono le figure che maggiormente beneficiano dei profitti dei prodotti a marchio Simpson e continueranno a esserlo anche quando, dopo la fine della produzione di nuovi episodi, entrerà in vigore il secondo accordo sui profitti di puntate e merchandising, quello che riguarda, appunto, il periodo in cui non verranno più realizzati episodi inediti.

La Fox è irremovibile e non vuole aggiungere ai generosi stipendi degli attori anche i benefici che arriveranno dopo la chiusura definitiva della serie. Gli studios continueranno a spartire i miliardi di dollari in diritti di immagine provenienti dagli oltre 500 episodi realizzati, mentre gli attori riceveranno poco più del minimo sindacale. "Ora la Fox sta fondamentalmente dicendo: 'Se non accettate la nostra proposta, chiuderemo lo show e continueremo comunque a fare un sacco di soldi", ha proseguito la fonte. "Sono liberi di vendere la serie alla tv via cavo una volta che entrerà in vigore l'accordo post-prima tv e ritengono che il cast abbia ben poca voce in capitolo". Negli Usa i Simpson non attirano più l'audience di un tempo, ma occupano comunque il posto principale nel palinsesto domenicale della Fox, facendo da apripista alle 20 per gli show 'I Griffin' e 'American dad' di Seth McFarlane.

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