L'INTERVISTA Millo, il writer che ridà vita ai muri in Barriera a Torino

di Alessandra Bianco

Bari, 4 nov. (LaPresse) - I suoi disegni sembrano pensati appositamente per i grandi spazi e dallo spazio rubano aria e respiro lungo. In un bianco e nero totalizzante spiccano figure umane senza età, senza sesso, senza razza. Si chiama Francesco Camillo Giorgino, in arte Millo "da Camillo, il mio secondo nome, quello del nonno, perché al Sud, dove sono nato - dice - si usa così", ha conquistato il quartiere di Barriera di Milano. Lo ha fatto con la sua arte e vincendo il concorso del B.Art, che sta per Arte in Barriera, bando aperto ad architetti, designer, grafici, illustratori ed artisti, messo su dall'associazione Urban Barriera, che opera nel quartiere, e la onlus Contrada, per dare nuova vita a 13 facciate cieche del quartiere, "così da riqualificare dal punto di vista sociale ed estetico tutta la zona e focalizzare l'attenzione su una parte della città spesso politicamente marginale" spiega l'artista a La Presse. Dopo più di due mesi di lavoro intenso mancano solo gli ultimi ritocchi e l'8 novembre ci sarà la presentazione ufficiale con un tour in bici e in bus per scoprire tutti i murales. Lo stesso giorno si terrà anche la premiazione del vincitore e dei finalisti del bando, la mostra con i progetti di tutti i partecipanti e la presentazione di un film documentario su tutta la realizzazione del progetto.

Da Mesagne (provincia di Brindisi) a Torino la strada è lunga, ma quella di Millo, 35 anni, dopo la laurea in architettura a pieni voti, è stata costellata di molti premi e riconoscimenti in ambito nazionale tra cui il Premio Celeste. "Ho fatto outing tardi, intorno ai 25 anni - scherza - ma a casa mia lo sapevano tutti da sempre e forse l'unico a non rendersene conto ero proprio io". Roma ha ospitato due delle sue mostre personali, 'Nell'aria c'è un mondo invisibile' nel 2011 e 'Missing' nel 2012. Sue opere sono esposte a Milano, Bologna, Firenze, Parigi e Lussemburgo. Nel 2013 a Londra ha dipinto diversi muri sulle strade di Shoreditch ed è stato ospitato con la sua personale dal titolo 'Clumsy' alla Hoxton Gallery che, nel mese di dicembre, ospiterà anche 'Nero', una mostra di 30 lavori tutti realizzati a quattro mani con il giovane talento Benjamin Murphy.

'Habitat' è il progetto con cui ha vinto la possibilità di ridisegnare la Barriera e "Cerca in qualche modo - spiega - di interpretare i tratti comuni delle periferie delle metropoli contemporanee, indistintamente dalla loro posizione geografica, quindi il più anonime possibile, spropositatamente grandi, anzi potenzialmente infinite e allo stesso tempo fuoriscala e non a misura d'uomo. All'interno di questo ambiente i miei personaggi prendono vita e compiono delle azioni, ognuna diversa e specifica per ogni progetto/muro. Lavorare a Barriera - prosegue - è stata un'esperienza molto intensa, ma anche molto faticosa. Ho dovuto dipingere su dimensioni molto più grandi rispetto a quelle cui ero abituato, sperimentare nuovi linguaggi come l'uso del colore in piccole dosi. Per il resto mi sono sentito a casa, dopo tutto il quartiere, tolti cinesi, rumeni e nigeriani, è abitato solo da pugliesi e calabresi che nel secolo sono emigrati 'allu nord pi' fatiari ntra li fabbrichi'".

Il quartiere come ha reagito? "Barriera è un quartiere molto molto grande - racconta l'artista - Wikipedia dice di 25,206 km quadrati, il cui nome deriva dai blocchi doganali dove si pagavano i dazi per far entrare i prodotti provenienti dalla via per Milano ed essere poi venduti nei mercati di Torino. È nato nell'800 già con la vocazione di periferia, e negli anni si è beccato tutti i flussi migratori, prima dal Sud Italia, poi dall'Africa e poi dall'Est Europa. Non è un quartiere che ti infonde sicurezza, anzi. Eppure la gente sta reagendo bene e molti iniziano a riconoscermi come 'quello che sta pitturando tutta Barriera'. La cosa che mi da più soddisfazione è che i miei lavori vengano apprezzati da tutti, indipendentemente dalle estrazioni sociali, dal grado di cultura e dall'età" aggiunge.

Millo racconta episodi legati alla sua esperienza di questi mesi. "C'è un ragazzo egiziano che ha un panificio di fronte ad un muro che ho dipinto - dice - che è completamente impazzito per il mio disegno. Un bambino di colore che durante le pause si arrabbiava perché voleva che continuassi a lavorare, così un giorno mi ha offerto dei soldi perché lo facessi, la sua paghetta: 50 centesimi. Un muro si affaccia su una piazzetta che tutti i pomeriggi si riempie solo di spacciatori magrebini. Mi hanno guardato storto tutto il tempo, alla fine mi hanno fatto i complimenti per il mio nome d'arte che nella loro lingua significa 'ciao'". Soprattutto però, "Sono i bambini quelli che hanno dato un senso a questi due mesi trascorsi sulle impalcature - conclude l'artista - i loro occhi curiosi mentre mi vedevano lavorare avevano una luce che non ti so spiegare. Quando mi incontrano da lontano mi urlano: 'Millo! Millo!' per presentarmi ai loro genitori. Mi chiamano 'il pittore volante', ed è bellissimo".

Foto per gentile concessione di B.Art Arte in Barriera.

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