Jovanotti: Renzi non perda tempo a parlare di gufi, è momento di fare

Milano, 20 gen. (LaPresse) - "È passato il concetto che mostrare un nemico al tuo elettorato sia più efficace che mostrargli delle idee. La tifoseria fa volare basso: porta voti, ma non migliora la vita delle persone". Lo dice Lorenzo Jovanotti Cherubini in un'intervista a Vanity Fair, che gli dedica la copertina del numero in edicola domani. Una cosa che secondo lui si deve correggere è la litigiosità della politica italiana. "Ricordo la volta che commisi l'errore di andare da Vespa a criticare la guerra in Afghanistan e lui mi fece trovare sotto un fuoco incrociato: Sgarbi mi dava del fascista, la Annunziata del sessista per aver messo nel testo di 'Salvami' un riferimento a Oriana Fallaci" ovvero, 'giornalista che ama la guerra perché le ricorda quando era giovane e bella'. "Fortunatamente - aggiunge Jovanotti - le nuove generazioni sono meno ideologiche, abboccano meno a questa logica del distruggi a prescindere, una logica cinica e vecchia". "Brutto è quando questo succede in un contesto in cui, invece, chiedi la serietà, la pretendi perché la paghi con le tasse. Ma neanche Renzi deve perdere tempo a parlare dei “gufi”. Noi tutti siamo più di questa cosa qui, del 'chi è il nemico del giorno'".

"Un premier - dice di Matteo Renzi - che ha otto anni meno di me: figata. Credo davvero che abbia in mano un'occasione unica per cambiare le cose. Questa occasione però non durerà in eterno. Il Paese riparte se la gente ha la sensazione che possa ripartire, ma per dare questa sensazione non si può solamente dirle le cose, bisogna farle, con il coraggio di mettere in moto cambiamenti scomodi, drastici. La persona è intelligente e credo davvero che voglia cambiare le cose. Mi ha inquietato la faccenda della 'manina' (il decreto che avrebbe l'effetto di annullare la condanna di Berlusconi per frode fiscale, ndr), perché non è la mia sinistra quella che pensa di poter fare quello che vuole, e il problema in Italia è proprio che il potere ti fa credere di poter fare quello che vuoi: è allora che rischi di non fare niente. Non fare niente ti può garantire di rimanere lì vent'anni, e mi fa paura pensare che chiunque possa restare lì vent'anni semplicemente perché non c'è alternativa. Non è bello che non ci sia alternativa, ma l'alternativa non può essere la xenofobia, il far leva sulla paura, il distruggere, perché quelle non sono visioni, sono solo pulsioni".

"C'è in atto un passaggio di consegne - aggiunge il cantante - una guerra di visioni del mondo, una generazione che deve cedere il passo alla giovane, e non è detto che la giovane sia migliore in assoluto, ma lo è per il fatto di portare novità. Finalmente nel presepe abbiamo comprato le statuine nuove, non c'è più quel pastore che era lì da quarant'anni. Ora speriamo che cambi anche la storia".

Il suo ottimismo non vacilla neanche quando si passa a parlare delle stragi di Parigi. "Non abbiamo alternative alla società multiculturale - nota Jovanotti - e chi dice di sì è in cattiva fede. Come si può pensare a un mondo dove i musulmani se ne stiano a casa loro e gli ebrei separati da qualche parte? Casa loro è il mondo, come del resto è casa mia". E sulla libertà di parola, aggiunge: "A me quelle vignette non fanno ridere, ma difendo il diritto di pubblicarle, o di non pubblicarle, o di criticarle. Le vignette non sono la bandiera, la bandiera è la libertà".

"Si è tanto parlato di Europa delle banche - conclude - la manifestazione di Parigi, con il suo rifiuto di farsi strumentalizzare dai politici che vivono di odio, che vogliono una guerra santa contro un'altra guerra santa, è secondo me il primo atto di un'Europa delle persone". Dicevano: l'Europa si fonda sui valori cristiani. No, facciamo un salto, fondiamola sul vero valore in cui ci possiamo riconoscere tutti. Fondiamola sulla libertà".

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