Leee John, da "Just an Illusion" a regista: "Così salvo la black music"
Leee John, da "Just an Illusion" a regista: "Così salvo la black music"

L'ex cantante della band cult degli anni '80 Imagination si reinventa in un mondo in cui si alzano barriere e il razzismo aumenta

"Non mi guardo mai indietro perché non è possibile tornare a essere quelli che siamo stati: ci evolviamo, cambiamo e vediamo il mondo con occhi diversi", è così che Leee John, figura storica della musica dance da oltre 30 anni, parla della sua vita e della sua carriera. Giustamente, potremmo dire. Dal momento che il suo è un percorso in continua evoluzione, che punta continuamente a esplorare mondi nuovi.

A Roma per partecipare alla puntata di venerdì 17 maggio 2019 di Propaganda Live, la trasmissione satirica di politica e attualità condotta da Diego Bianchi (in arte “Zoro”) in onda alle 23.00 su La7, il cantante eseguirà dal vivo The Art Of Love P1 & P2, con il supporto di Kino Music. Nei prossimi giorni, inoltre, è prevista una nuova versione del brano, con la partecipazione di Snowboy: pluripremiato e acclamato musicista afro-cubano jazz.

Un modo per dimostrare la versatilità della sua musica. Tutti lo ricordano per essere stato il fondatore del gruppo Imagination e l'autore delle canzoni del gruppo che spopolò negli anni '80: da Body Talk a Just An illusion, da Flashback Music and Lights fino a Changes è lunga la lista dei brani che hanno resistito ai cambiamenti musicali nei decenni, rimanendo delle hit immortali ballate e cantate tutt’oggi. Ma la carriera ultra trentennale di Leee John, segnata da vendite record per oltre 30 milioni di dischi, non si ferma solo a Imagination.

"Quando ho iniziato a lavorare nel settore, da ragazzino, - racconta a LaPresse - facevo parte di una steel band: facevamo raggae, funk, disco, jazz. È stato bellissimo perché si è dimostrato un ottimo periodo di formazione in cui ho imparato i 'classici'. Nel frattempo guardavo ai miei miti: i Jackson 5, Aretha Franklin, Diana Ross. In più ero anche molto appassionato di musica gospel. Quando poi è arrivato il momento che fossi io a creare musica, ero una tela bianca: potevo fare ciò che volevo". 

E così ha fatto. Dopo gli Imagination, è iniziata una carriera diversa. "Ho lavorato a brani 'UK garage' come Your Mind, Your Body, Your Soul, ho giocato un po' con i generi fino a quando non mi sono sentito pronto per scrivere un album jazz. Era da tempo che volevo farlo, ma è arrivato solo nel 2005, perché ho voluto essere sicuro di avere uno stile mio. Non volevo che qualcuno mi paragonasse ad altri musicisti jazz, neanche ai grandi: volevo essere riconoscibile". E grazie ai diversi generi musicali che ha esplorato, John è riuscito a raggiungere tante persone diverse: uno dei traguardi di cui si sente più fiero: "Il mio pubblico oggi è talmente eterogeneo: ai miei concerti viene chi mi ha conosciuto per il jazz, chi per l'UK garage, chi vuole rivivere la dance anni '80. E ne viene fuori un mix così vario che abbraccia tutta la musica".

Oggi Leee John potrebbe raccogliere i frutti di una carriera tanto lunga e ricca, ma non è certo uno a cui piace smettere di sperimentare. Ecco perché da anni è anche un filmmaker, un lavoro con cui è riuscito a dare voce al suo impegno sociale e alla voglia di raccontare chi è nell'ombra. Ambasciatore per i villaggi di SOS Children, una ong internazionale che si occupa dei bambini orfani o abbandonati, Leee John ha trasformato in brevi documentari ciò che ha visto nei suoi diversi viaggi in Africa, come quello sullo Zambia che è online sul suo sito web: "Viaggiare in Africa e visitare questi villaggi, essere circondato dai bambini, cantare e suonare per loro o semplicemente togliersi le scarpe e giocare insieme una partita di calcio è stata un'esperienza che mi ha cambiato completamente la vita".

Ma non sono solo i bambini meno fortunati che Leee John ha raccontato attraverso una telecamera. "Entro il prossimo anno - rivela - uscirà il mio prossimo progetto: Flashback, un film sulla storia della musica nera britannica. Speravo di riuscire a finirlo nel 2019 ma il lavoro è molto lungo: abbiamo girato oltre 400 ore di interviste e sto seguendo personalmente ogni fase del montaggio (oltre ad essere regista e produttore del film). Ho ascoltato oltre 100 personaggi del calibro di Beverley Knight, Eddy Grant, Billy Ocean, Maxie jazz dei Faithless, Ali Campbell degli UB40, Mike Lindup dei Level 42, Trevor Nelson, Omar, Geno Washington, Maxie Priest, Sonique, Hamish Stuart degli Average white band, Courtney pine Ruby Turner e molti altri". Un progetto che per Leee John è diventata una vera missione. "È incredibile quanto siano sottovalutati gli artisti neri britannici. La maggior parte delle persone pensa che io sia americano, ma io vengo da Londra e le mie origini sono caraibiche. Ci sono così tante persone che hanno influenzato non solo la musica inglese, ma quella mondiale, ma il grande pubblico non li conosce e la loro paura è di morire e venire dimenticati, senza che la loro carriera sia servita a qualcosa. Io giro questo documentario proprio perché non deve accadere: le vite e il lavoro di così tanti cantanti, DJ, produttori, scrittori neri britannici hanno dato un contributo enorme alla musica e voglio che si sappia".

Un modo, tutto personale, di dimostrare amore alla sua Gran Bretagna. Leee John ama il suo Paese, anche se non ha paura di 'bacchettarlo' quando si parla di politica. "Penso che la Brexit sia un enorme autogol. L'uscita della Gran Bretagna dall'Europa danneggerà tutti, compreso il mio Paese che sono convinto andrà incontro a un periodo di recessione. È stato un grosso sbaglio, figlio dell'epoca di barriere e muri in cui viviamo. Io credo che dal punto di vista del razzismo e dell'integrazione si siano fatti tanti passi indietro. Se ripenso agli anni '80, li ricordo come un periodo di totale apertura e questo soprattutto per merito degli Stati Uniti. È inutile negare che l'America, anche attraverso il mondo dell'intrattenimento, sia un enorme modello per l'Europa: noi guardiamo agli Usa e li imitiamo. Negli anni '80 dall'America venivano continuamente inviati messaggi di pace e amore e qui, dall'altra parte dell'oceano, noi li accoglievamo. Ora gli Stati Uniti parlano di erigere muri e anche noi finiamo per sentirne le conseguenze. Se guardo agli attuali rapporti che abbiamo con la Russia tendo a dimenticarmi che viviamo nel 2019 e mi sembra di tornare indietro di oltre 30 anni".

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