I Ministri: "Fidatevi, nessuno ha il coraggio di chiedervelo"
La band alternative rock milanese racconta il suo ritorno

Fidatevi. È un imperativo, quasi un ordine. Ma in questa sola parola è racchiuso il significato del ritorno dei Ministri, decisamente più ottimista di ciò a cui ci avevano abituati. Non è solo il titolo del loro album: "È messaggio a chi ci ha seguito e ci stava aspettando, nella speranza ci fosse qualcuno ad attenderci. Con un titolo così i nostri fan si sono subito sentiti chiamati in causa e ci mandano le foto coi biglietti del tour scrivendo 'io mi fido'. Incredibilmente la gente è contenta di fidarsi. Probabilmente nessuno aveva il coraggio di chiederglielo da un po' di tempo. Noi ci sentivamo in diritto di farlo". Così, la fiducia prende, in parte, il posto dell'aspetto più politico dei Ministri, in un disco che, in qualche modo, a differenza dei precedenti lavori, la politica, appunto, la mette un po' da parte.

Un motivo, c'è: "Se la politica oggi è gente che si manda a quel paese o una serie di tifoserie impegnate a lanciarsi improperi, partendo dal ventennio e arrivando ai vaccini, perché noi dovremmo scrivere canzoni su questo? Ce n'è già abbastanza. Se questa è la vostra politica, continuate a farla voi. Noi facciamo musica". In passato, però, era un aspetto ben presente nei loro brani: "In altri momenti di urgenza - spiegano - ci è andato di urlare certe cose in quel modo. In ogni caso, passato quel periodo che rivendichiamo con gioia, non vogliamo prestarci in nessun modo a strumentalizzazioni e abbiamo evitato slogan di tipo facile per non dare l'assist a qualcuno che se ne appropriasse". Poco politico, sì, ma comunque impegnato, Fidati parla dei giovani e della loro condizione: "Abbiamo una prospettiva di presente e futuro diversa da quella che ci era stata promessa e continua ad esserci proposta. C'è chi doveva diventare come i suoi genitori, e invece magari fatica a vivere, per esempio, a Milano, ma pure a rinunciare a una vita di cocktail e spensieratezza. Questa cosa potrà durare poco. Siamo troppo ricchi per accettare di essere diventati poveri e troppo poveri per raggiungere ciò che speravamo".

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