Gli scheletri nell'armadio di R. Kelly: un documentario riaccende riflettori sulle accuse di molestie

Sei ore di testimonianze e interviste raccontano dettagliatamente le relazioni sessuali con ragazzine minori di 16 anni della star americana dell'R&B

Torna sotto accusa di abusi sessuali la star americana dell'R&B R. Kelly: una serie-documentario di 6 ore riaccende i riflettori sulle accuse nei suoi confronti, anche per pedofilia. Il primo episodio di 'Surviving R Kelly' diretto da Dream Hampton è stato trasmesso da Lifetime giovedì e i media americani gli hanno riservato grande attenzione, in attesa delle puntate successive nel fine settimana.

Conosciuto soprattutto per hit come 'I believe I can fly', il cantante e produttore 51enne era stato incriminato nel 2002 per aver filmato propri atti sessuali con una 14enne, poi prosciolto nel 2008. Accuse di abusi sessuali nei suoi confronti risalgono agli anni '90. Nel documentario, in decine di interviste membri della cerchia di Kelly dettagliano le sue relazioni sessuali con ragazzine minori di 16 anni, tra cui la cantante Aaliyah che lui sposò quando aveva 15 anni, lui 27. Il matrimonio fu annullato nel 1995 perché la ragazza aveva mentito sull'età dichiarandosi maggiorenne; l'artista è poi morta nel 2001 in un incidente aereo. Le relazioni con minori possono comportare accuse penali in vari Stati americani, tra cui l'Illinois, dove Kelly ha risieduto, a Chicago.

Le donne che testimoniano nel documentario lo descrivono come manipolatore, violento e concentrato sulle ragazzine, anche con la richiesta di chiamarlo "daddy" (papà). L'artista Lizzette Martinez, che lo incontrò quando aveva 17 anni e lui quasi 30, racconta di esser stata vittima di "abuso mentale e fisico" durante la loro relazione, durata vari anni. "Mi ha rubato la vita, abusando in quel modo di me", dice, "non penso lui capisca quanto ragazze così giovani siano impressionabili e quanto esperienze del genere traumatizzino". Parlano anche la seconda ex moglie, Andrea Kelly, che dettaglia abusi, e una cinquantina di altre donne.

Pochi artisti di spicco che hanno collaborato con R. Kelly hanno accettato di parlare nel documentario, ha raccontato il regista a Bbc: Lady Gaga, Erykah Badu, Celine Dion, Jay-Z, tutti critici nei suoi confronti, non hanno voluto partecipare. Tra i pochissimi ad apparire John Legend, che prima del debutto della serie ha twittato: "A chiunque dica che sono stato coraggioso a comparire nel documentario, non mi è parso per nulla rischioso. Credo a queste donne e non mi frega di proteggere uno stupratore seriale di bambini. Decisione facile". Nel luglio 2018 R. Kelly ha pubblicato una canzone di 19 minuti intitolata 'I admit' (confesso), in cui ammette infedeltà ma nega accuse di pedofilia e sesso non consensuale.

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