Il 'Pop heart' di Giorgia: "Ecco le mie canzoni del cuore"

La cantante romana racconta il suo primo album di cover

La voce e l'anima sono soul e rhythm and blues, però il cuore di Giorgia è decisamente pop. Ci ha messo qualche tempo ad accorgersene, ma a 47 anni, con 23 di carriera alle spalle, ha fatto pace con se stessa. Proprio lei, che da bambina in casa poteva ascoltare solo cantanti neri, questi erano i gusti del padre ("era una sorta di razzismo al contrario - ride -, l'unico bianco concesso era Tom Jones, perché papà era convinto fosse nero") si è scoperta legata a quel patrimonio di musica che dagli anni '80 ad oggi ha segnato intere generazioni.

Per questo, dopo tanta insistenza nel tempo da parte della Sony, ha ceduto alla richiesta di un disco di cover, ad una sola condizione: scegliere lei ogni brano contenuto nell'album. E proprio scavando nei suoi gusti, per decidere quali canzoni inserire e quali no, ha fatto la scoperta: "Ho fatto scelte di cuore, scoprendolo profondamente pop. Per questo motivo è venuto fuori il titolo, alla fine: Pop heart".

Tra oltre cento papabili pezzi, ne ha scelti quindici. Come ha fatto? "Non ho ragionato da interprete - racconta, camminando avanti e indietro, ferma non ci sa proprio stare - ma da ascoltatrice. Sono canzoni che mi sono portata dietro, per esempio, dagli anni '80, dall'adolescenza durante la quale pensi di poter fare tutto". Ed ecco, infatti, comparire Dune mosse, I feel love, Sweet dreams, Open your heart. Poi un blackout: degli anni '90 c'è pochissimo (solo I will always love you e Anima). Il motivo è semplice: in quel periodo Giorgia è diventata una professionista della musica. Era troppo professionale nell'ascolto, concentrata su note e vocalizzi. Poi, però, dagli anni 2000 in poi tornano ad esserci i brani del suo cuore: "Il buono di invecchiare è anche questo, a volte ti fa recuperare delle cose, te le fa riprendere. Ho fatto pace con me stessa, mi sta benissimo essere una cantante e mi godo di nuovo l'ascolto".

Questa nuova consapevolezza l'ha spinta ad "usare la voce al servizio delle parole", concentrandosi sui testi maggiormente rispetto al virtuosismo: "È stato un esercizio interpretativo basato più sul sentimento che sulla tecnica e sulle note". Lo farà anche nei concerti, al via ad aprile-maggio, durante il quale cercherà certamente di invitare qualcuno degli artisti da lei coinvolti nell'album. Un'anteprima live ci sarà il 23 novembre al Duomo di Milano, per beneficenza in favore dei bimbi con disabilità, con i suoi grandi successi, due delle nuove cover e l'Ave Maria di Shubert. E poi (per dirla alla sua maniera)? Mentre è già al lavoro su cose nuove, non si preclude la strada di un secondo disco di cover, tanto che questo si chiama 'Vol. 1'. Beninteso, non c'è ancora nulla sul piatto. "È una promessa, anche un po' una giustificazione. C'è qualcosa che volevi e non l'ho fatto? Abbi pazienza, lo farò". E scherza, come sempre con il suo inconfondibile accento romanesco: "Metti il caso vada bene, un altro lo faccio. Magari, questa volta, un Black heart o un Classic heart".

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata