Gino Sorbillo difende Cracco in nome della 'libertà di pizza'
"Non l'ha mai definita 'pizza napoletana', è la sua interpretazione. Io l'ho provata e mi è piaciuta"

Gino Sorbillo difende Carlo Cracco dopo gli attacchi alla sua pizza, definita da molti un insulto alla vera margherita e alla tradizione napoletana. In nome della 'libertà di pizza', sottolinea Sorbillo, ogni chef può interpretare la pizza come crede ed è proprio questo il punto: Cracco non ha presentato la sua come 'pizza napoletana', è semplicemente una sua rivisitazione, che, in quanto tale, contiene degli elementi di novità rispetto alla ricetta tradizionale.

Il re della pizza dice inoltre di aver provato e apprezzato la creazione di Cracco, fatta con farina ai cereali, salsa di pomodoro più densa e bufala a crudo: "A me è piaciuta – ha scritto su Facebook -. Non è Pizza Napoletana e non viene venduta e presentata come tale, è la sua Pizza e basta. Noi partenopei dovremmo scandalizzarci di più quando troviamo in giro pizze che fraudolentemente vengono vendute e pubblicizzate come pizze della nostra tradizione addirittura con l’aggiunta di riconoscimenti Stg, Dop, Doc e roba del genere".

 

Ma le polemiche sul web non si fermano e adesso in alcuni casi il bersaglio delle critiche è proprio Sorbillo, 'reo' di non aver stroncato la 'Cracco-pizza'. "Basta difendere questa pizza Gino, per noi è un sacrilegio", commenta un utente. "E' uno schifo svendere la parola pizza per una ciofeca. La frequentazione con i vip gli ha fatto perdere la testa", dice un altro.

Per la verità, non è la prima volta che Cracco viene bersagliato per le sue innovazioni. La sua versione dell'Amatriciana con l'aglio in camicia fu presa di mira dai puristi e considerata un affronto alla tradizione. Questa la spiegazione che diede lo chef in quell'occasione: "Lo sanno tutti che la ricetta originale non prevede l'aglio, però le ricette regionali si evolvono. Le si interpretano. Si fanno vivere". 

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