Gino Paoli: "I miei 60 anni di musica vissuti da anarchico e ribelle"

Per celebrare il traguardo il cantautore genovese lancia 'Appunti di viaggio': due cd, uno di 'Ricordi' con i suoi più grandi successi rivisti e uno di inediti

Avere quasi varcato la soglia degli 85 anni (li compirà a settembre) non ha minimamente alterato lo spirito di Gino Paoli. Neanche l'avanzare dell'età (che, racconta, gli ha abbassato l'udito perché "ho lavorato metà della vita in acqua e l'altra metà vicino agli amplificatori") lo ha avvicinato alla fede: "Avete presente il motto degli anarchici? Né dio, né padroni". E anarchico si sente ancora oggi. E pure ribelle: "La ribellione è una vocazione. O nasci in contrasto oppure no. Non è una cosa che scegli. Mia mamma diceva che sono un bastian contrario: è la giusta definizione".

Non solo nella vita e nelle idee politiche, ma anche nella musica. Per celebrare i 60 anni in musica ha deciso di optare per un lavoro diverso, innovativo. 'Appunti di viaggio': due cd, uno di 'Ricordi' con i suoi più grandi successi rivisti e uno di inediti. La particolarità, però, sta nella formula: quattro brani (divisi in inverno, estate, primavera e autunno) che costituiscono praticamente un'opera unica, intervallata da pezzi strumentali. "Un artista - spiega Paoli - se lo è davvero deve andare oltre le convenzioni, i condizionamenti, gli schemi. Ho pensato che si potevano usare le note e le parole in maniera diversa. Da una parte eliminando tutto ciò che è forma canzone (inciso, strofe, rime), dall'altra cercando l'essenzialità. Quando hai detto quello che dovevi dire, non c'è bisogno di sbrodolare altre cose. È finita lì, ci si ferma".

Quindi? Poche frasi. E Canzoni interrotte, che non si ripetono mai. Perché"è sempre stato il mio pallino essenzializzare le cose. Se puoi dirlo in tre parole, inutile usarne cinquanta. Certo, questo comporta pensare prima di parlare, cosa che oggi non avviene molto spesso". Infatti il botta e risposta, mentre presenta il nuovo album, è rapidissimo ed efficace. Cosa ne pensa dei programmi musicali in tv? "Perché, ci sono? A me sembrano solo gare". Sanremo? "Dovrebbe essere pensato in maniera moderna senza dimenticare come è nato, cioè come un evento di canzoni. Gli editori mandavano le più belle, che infatti poi facevano il giro del mondo". Le nuove promesse della musica? "L'ultima volta che Pippo Baudo mi ha chiesto quale cantante emergente mi piacesse, gli ho risposto: Lucio Dalla. L'ultimo talento che ho visto è quello di Elisa. Ma di gente che non subisca il condizionamento del mondo discografico ce n'è poca".

Paoli non si tira indietro neanche se si parla dell'attualità perché "chiunque si occupi di comunicazione ha un dovere in questo senso". Lui lo ha sempre fatto, a partire dalla sua 'Hey ma' che parla di razzismo e sembra oggi più attuale che mai. "La situazione è sempre la stessa, anzi forse è pure peggiorata. L'ho scritta mentre ero a Ischia con la mia famiglia e la mia cameriera salvadoregna che portava con sè la figlia. Un ragazzino le ha detto: 'Brutta negra, non venire in acqua'. Ho capito che bisogna cominciare da piccoli a far capire che il razzismo è una stronzata. A chi è razzista, da bambino non hanno insegnato che gli uomini sono tutti uguali. Sono cose talmente ovvie".

L'unico argomento su cui il cantautore genovese si dilunga davvero, sono gli amici. Soprattutto quelli che non ci sono più. A partire da Bruno Lauzi, di cui nel disco canta 'Ritornera', fino ad arrivare a Don Gallo, "un amico straordinario, uomini così ne nascono pochi. Era contro tutto e con tutto. Abbiamo fatto un film insieme nella parte vecchia di Genova e non c'era puttana, magnaccia o delinquente che non gli dicesse: 'Ci vediamo in chiesa domenica'. A un certo punto aveva i polmoni completamente cotti, non riusciva a respirare sdraiato e si faceva accompagnare in giro perché seduto in macchina poteva dormire. A quel punto l'ho portato in ospedale e mi ha detto: 'Mi hai fatto un bello scherzo'. E io: 'Visto che vai dall'altra parte, chiedi al tuo principale come mai succedono delle cose tremende'".

La morte, però, non lo spaventa. Anzi. "Io non credo nella morte, se guardi la natura ti rendi conto che non esiste. Ogni stagione finisce perché ne inizi un'altra: mi dà serenità, non mi fa paura". Di due cose è certo. La prima è che il palcoscenico non lo abbandonerà mai, infatti tornerà dal vivo il 12 maggio a Roma, il 13 luglio a Perugia per l'Umbria Jazz e il 18 luglio a Genova. La seconda è che, quando morirà, vorrà essere malato: "Voglio fare tutto io, mica devo mantenermi sano. Ho sempre odiato quelli che muoiono e non hanno mai fumato. Per esempio c'è chi eredita una fortuna e se la 'sbagascia' tutta. Magari invece il fratello oculato, sta attento, investe. Ma secondo voi, chi ha ragione?". Insomma, nessun bilancio, perché "vorrei lo facesse chi mi mette nella cassa. Ci sarà il momento dei bilanci, ma di certo non li farò io".

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