Franca Leosini si racconta: "Non sono di ghiaccio, ogni caso mi tocca profondamente"
La conduttrice di 'Storie maledette' a F: "Sanremo? In confronto a me Sting sembrava un dilettante allo sbaraglio"

Ha conquistato il web con le sue frasi ormai diventate virali: Franca Leosini, dopo il grande ritorno in prima serata del suo storico programma “Storie maledette”, che ha registrato il miglior ascolto della trasmissione su Rai3 dal 2014, si racconta nel numero di F - il settimanale femminile di Cairo Editore diretto da Marisa Deimichei - in edicola domani. Ecco un estratto dell'intervista.

A febbraio la sua performance sul palco dell’Ariston, al fianco di Claudio Baglioni, ha scatenato l’entusiasmo dei fan, detti the leosiners, e delle community online. È stata a Sanremo, Si è divertita? "Sì, perché sono stata me stessa, Franca. Tra l’altro, per i consensi che ho avuto, al confronto Sting è sembrato un dilettante allo sbaraglio…".

La rete la santifica ma lei smentisce di strizzare l’occhio ai social. "Io parlo così. Sono napoletana e riporto questa identità anche nella fantasia del linguaggio. Sono una che non dice “rimettersi i pantaloni” ma “inforcare i pantaloni”. È un mio filone di ironia deformante".

Che strascichi le lascia una storia maledetta? "Un segno profondo". Quindi la sua imperturbabilità è solo apparente? "Sì, le storie le vivo dall’interno, anche se non lascio mai trasparire le emozioni".

Ha dichiarato che per suo marito se lei fa “Storie maledette” o le polpette è la stessa cosa. È così? "Sì, ma lui si è arrabbiato moltissimo. Gli ho dovuto spiegare che volevo fargli un complimento. Come dire: “Per te sono Franca, la donna che ami non per quello che fa, ma perché sono io”".

Franca, oltre che regina della tv, è anche icona gay. Le fa piacere? "Lo rivendico con orgoglio. Ma lo sa che quando mi hanno invitato al Muccassassina, hanno fatto le magliette con la mia faccia? È stata, me lo lasci dire, un’incoronazione".

Le prime due puntate hanno trattato il caso di Avetrana. Sabrina e Cosima sono come se le era immaginate? "Io non mi faccio mai film, ma in generale i protagonisti del mio programma non assomigliano affatto al delitto che hanno commesso".

Nella terza puntata, c’è il delitto di Gradoli del 2009. Anche in questo caso la psicologia dei personaggi è fondamentale: "Sì, è un tradimento che va al di là del tradimento perché quando Tatiana fa venire dall’Est la sorellina di 18 anni, Ala, a lavorare con il compagno, con il quale la ragazza intreccia una relazione, si innesca una dinamica che porta al delitto".

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