Festa cinema, amore oltre gli schemi: Dobbiamo parlare e Monogamish

di Laura Carcano

Roma, 21 ott. (LaPresse)- Esce nelle sale il 19 novembre l'ultimo film di Sergio Rubini 'Dobbiamo parlare'. La pellicola offre un'intensa riflessione sull'amore e le sue ombre: la discussione su un tradimento conduce due coppie a una lunga fila di recriminazioni che durerà per una lunga notte e farà emergere rancori inattesi in entrambe.

"Queste due coppie di amici un tempo sarebbero state antagoniste, conflittuali, siamo abituati a Don Camillo e Peppone, da una parte la sinistra e dall'altra la destra, continuiamo a raccontare l'Italia in questo modo, perché fa comodo. Tutto questo è cambiato: il nostro film va oltre questa dicotomia e cerca di essere il più possibile nella contemporaneità. Le ferite sono sanate e queste coppie riescono a dialogare. Guardate Palazzo Chigi", ha detto alla Festa del cinema di Roma, il regista e attore Rubini, alla conferenza stampa sul suo film 'Dobbiamo parlare", presentato al festival.

Rubini in trent'anni di carriera ha firmato dodici lungometraggi e ha recitato in oltre sessanta film, lavorando, tra gli altri, con Sergio Citti, Giuseppe Tornatore, Gabriele Salvatores, Mario Monicelli. "Per 'Dobbiamo parlare' tutto parte da uno spunto: una coppia che piomba in casa e chiede aiuto una notte - spiega Rubini - E finisce che la coppia che chiede aiuto resta in piedi e invece l'altra esplode".

"Questo è un film di parola: lo abbiamo prima provato in teatro e abbiamo fatto delle recite, dopo le prove aperte e poi abbiamo girato sul set. E torneremo in teatro per uno spettacolo che sarà un segmento successivo, siamo artigiani che fanno una sedia e poi ne fanno un'altra", ha detto Rubini. "Avendo lavorato con Fellini da ragazzino ho capito che certi mostri sacri e i punti di riferimento possono essere paralizzanti. Io sono partito dai personaggi e dai miei attori, li abbiamo messi in un appartamento e fatti vivere", ha aggiunto il regista e interprete.

"La genesi teatrale mi ha aiutato ad arrivare alle riprese in modo più consapevole - ha detto Fabrizio Bentivoglio, attore milanese, che nel film di Rubini ha il ruolo di un professore, esponente della borghesia romana - Il mio personaggio usa il dialetto come fosse un'arma. So che il romano non ama essere rappresentato da un non romano. Ma quando ho visto ridere gli operatori della troupe, tutti romani, allora ho capito che ero sulla strada giusta".

"Non volevo un film claustrofobico - ha sottolineato Rubini - ma una commedia all'italiana, ho immaginato quella nottata come fosse un happening".Sempre l'amore, ma con molti interrogativi sulla coppia tradizionale e uno sguardo alla possibilità di quella cosiddetta 'aperta', è al centro di Monogamish un documentario che la Festa del cinema di Roma presenta stasera alle 22.30. E' del regista indipendente Tao Ruspoli che, dopo un divorzio, decide di parlare di amore, sesso e monogamia nella nostra cultura: lo fa con i suoi parenti, con i consulenti editoriali, gli psicologi e gli storici, con gli antropologi, gli artisti e i filosofi, con i sex workers, i terapisti del sesso e le coppie ordinarie. I risultati di questa ricerca sono sorprendenti. Il documentario si basa sulle teorie antropologiche che dicono che la monogamia non è naturale "Se non è naturale. E' molto recente e non funziona perché siamo monogami?", è la domanda alla base dell'opera di Ruspoli che assicura: "Credo nel matrimonio, per me non è solo un pezzo di carta, però cambia nel tempo il modo in cui viene definito. Non dico di abolirlo come negli anni'60, ma anzi di salvarne delle cose".

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