Ensi: "In 'Clash' mi scontro con la visione odierna del rap"

Un album dai ritmi serrati, con brani più corti e ben tre freestyle per dire la sua sull'evoluzione del genere

'Clash': una sola parola, che vuol dire 'scontro', descrive tutto il nuovo lavoro di Ensi. Il rapper e freestyler torinese descrive l'album come "una forte presa di posizione. La prima, quella più accentuata, è lo scontro con tutta la visione del rap odierno. Rimarco la mia provenienza". Ensi non butta via tutto ciò che il rap è diventato e la sua evoluzione, che in qualche modo capisce, ma critica la mancanza di coraggio: "E' giusto che i ragazzi più giovani abbiano un approccio in linea con la loro vita, è una chiave nuova che però non è la mia. Piuttosto che mettermi in corsa a fare il finto giovane preferisco raccontare la mia visione. Trovo che nella nuova scena, a parte due o tre casi, ci sia poca ricerca nello stile. E' più una corsa al bel ritornello... mi piace, eh... Ma se togli la forza al rap, cosa rimane?".

Così Ensi, senza seguire le mode del momento, arriva con 'Clash': un album dai ritmi serrati, con brani più corti e ben tre freestyle. In qualche modo un disco più 'violento' rispetto all'ultimo, 'V'. E se tra il quarto e il quinto album erano passati tre anni, questa volta la creazione ha richiesto decisamente meno tempo. "E' mio figlio che mi fa correre - scherza il rapper -. Prima di 'V' erano stati anni diversi, più sofferti, travagliati, c'erano stati cambiamenti importanti e ho avuto bisogno di tirare le somme. 'V' però mi ha dato una bella carica".

E se 'V' era dedicato al figlio Vincent, anche in 'Clash' è fortissima la presenza della condizione della paternità. A partire dal freestyle che dà il titolo all'album, aperto proprio dalla voce del bambino e a lui dedicato. Poi, però, c'è anche spazio per la preoccupazione di un padre, per esempio in 'Complice', nella quale Ensi si chiede "dove cresceresti un figlio?". "In effetti - spiega il rapper - vivo questo momento storico in cui manca integrità con un certo disagio. L'odio colleziona sold out e i bimbi sono fuochi da alimentare. Sta a noi riuscire a capire i loro talenti".

Intanto, la sua scelta è in controtendenza rispetto ad una musica "che pensa troppo alla fotografia", tanto che Ensi farà pochi instore, solo tre a Roma (1 febbraio), Milano (2) e Torino (il 3). Anche questo, un "segnale di cambiamento". Un approccio simile ce l'ha con il Festival di Sanremo: "Non critico chi ci va, ma non sento l'esigenza. Ci è stato mio fratello (Raige, ndr), quest'anno c'è Shade che è un amico. Sono contento. Ma sono convinto che faccia più comodo a Sanremo avere il rap che viceversa".
 

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