Congo, Ryan Gosling versione fotografo: l'attore racconta lo sfuttamento postcoloniale

Il 38enne ha lavorato per un decennio con l'Enough Project, dedicato a mettere fine alle atrocità di massa nei conflitti del continente

Dopo La La Land e First Man, Ryan Gosling si mette dietro la macchina fotografica per raccontare in immagini le conseguenze dello sfruttamento postcoloniale della Repubblica Democratica del Congo. Non è la prima volta che il 38enne canadese si occupa di Africa, dopo che per un decennio ha lavorato con l'Enough Project, dedicato a mettere fine alle atrocità di massa nei conflitti del continente.

In RDC, Gosling ha collaborato con il fondatore e direttore dello stesso progetto, John Prendergast, e con l'attivista congolese Fidel Bafilemba. Il volume intitolato Congo Stories: Battling Five Centuries of Exploitation and Greed racconta la tortuosa storia del Paese e delle sue ricchezze minerarie, e in parallelo la prospettiva degli abitanti sul futuro, sulla base delle fotografie scattate dall'attore e produttore canadese. "È proprio questo tema della resilienza incrollabile e dell'indisponibilità alla sconfitta, e queste espressioni di speranza", ha dichiarato Gosling a una presentazione del libro, alla George Washington University. "È la speranza creata da persone come Fidel e Chouchou", ha aggiunto l'attore due volte nominato all'Oscar, facendo riferimento a Bafilemba e al giornalista e attivista per i diritti umani Chouchou Namegabe, che ha partecipato al progetto.

Dopo un viaggio nel nord dell'Uganda nel 2008, Gosling e Prendergast avevano deciso di andare nella RDC orientale nel 2010, viaggiando con Bafilemba. Dopo un nuovo viaggio effettuato anni dopo, hanno deciso di dare vita al libro, unendo le foto di Gosling, le ricerche di Prendergast e le interviste fatte da Bafilemba ai giovani congolesi impegnati per il futuro del loro Paese. Congo Stories guida i lettori nei tempi precoloniali, sotto il controllo belga e nella conquista dell'indipendenza nel 1960, sino al neocolonialismo e all'attualità sotto il presidente Joseph Kabila (il cui successore sarà scelto il 23 dicembre in elezioni già turbolente). Ripercorre la vendita di schiavi da deportare nelle piantagioni statunitensi e lo sfruttamento smodato delle risorse naturali del Paese: prima gomma e avorio, poi l'uranio per sviluppare la bomba atomica, ora i minerali insanguinati stagno, tantalio e tungsteno, indispensabili per le batterie elettriche delle auto. Intanto, il conflitto continua nella provincia del North Kivu vicino al confine orientale, insanguinato dalle violenze tra milizie, gruppi ribelli e forze governative per oltre vent'anni. La nazione, dove la violenza sessuale è un problema endemico, non ha avuto una transizione pacifica di potere dall'indipendenza. Per Prendergast, il libro non solo "chiede solidarietà" nel Paese, ma invita i lettori "a sfidare gli accordi economici che hanno portato a questo straordinario stato di sofferenza umana". Per Bafilemba, gli americani dovrebbero far maggior pressione sui deputati a Washington: "Devono far pressione su amministrazione, Congresso, sul Senato, perché i leader congolesi corrotti rendano conto, siano messi nelle liste delle sanzioni, i loro asset siano congelati e sia loro vietato viaggiare" negli Usa.
 

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