Carlo Verdone: In tv c'è troppa satira, prendiamo in giro il paese

Milano, 26 apr. (LaPresse) - "C'è poco da ridere. Stiamo perdendo tempo. In trasmissioni in cui dovrebbero esserci dibattiti seri improvvisamente tutto di risolve con un'imitazione, una barzelletta, un numero. Stiamo abusando della satira e se lo dico io". A parlare così è nientemeno che il re indiscusso della commedia, erede dichiarato di Alberto Sordi, una carriera costruita sulla satira e sulla risata, Carlo Verdone, nell'intervista pubblicata sul numero di 'Io donna', in edicola domani, sabato 27 aprile. "La satira va fatta poco e bene. Così serve solo a buttare tutto in vacca, a edulcorare. E invece è il momento di essere molto, ma molto seri".Sotto la lente di ingrandimento, show come 'Servizio pubblico', 'Otto e mezzo', 'Ballarò': "Raccontano, entrando nelle case dei disoccupati e dei pensionati che vivono con 450 euro al mese, la situazione gravissima in cui ci troviamo. E subito dopo che fanno? Ci ridono su. È criminale. Me li vedo i dirigenti Rai o di La7 che dicono: 'Ma non saremo troppo seri? Poi il pubblico ci lascia. Non ci vogliamo mettere il comico che alza un po' lo share?'". Verdone, che accompagnerà al prossimo festival di Cannes 'La grande bellezza', il film di Paolo Sorrentino in cui recita al fianco di con Toni Servillo e Sabrina Ferilli, mette poi a confronto cinema e politica.

"L'Italia - conclude Verdone - sta dimostrando di essere un paese di pusillanimi. Bisogna azzardare con idee nuove, far spazio alle nuove generazioni. Ricordo che per far approvare "Perdiamoci di vista" alla famiglia Cecchi Gori ci ho messo mesi. Non era commerciale, dicevano, nessuno vuol vedere un personaggio (era Asia Argento, ndr.) su una sedia a rotelle. Poi, a distanza di anni in Francia sbanca 'Quasi amici' e ora vedrai: sedie a rotelle come se piovesse anche da noi. L'ansia di essere rassicuranti ci ucciderà".

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