Camorra, arrestato il sindaco di Casapesenna: referente di Zagaria

Napoli, 10 feb. (LaPresse) - Blitz della Dia di Napoli a Casapesenna (Caserta) e nel Basso Lazio nei confronti di colletti bianchi favoreggiatori del clan dei Casalesi e in particolare di Michele Zagaria. Tra le persone finite in manette c'è anche Fortunato Zagaria, primo cittadino del paese dove il boss è nato ed è stato catturato il 7 dicembre scorso dopo oltre 15 anni di latitanza. Il sindaco, in carica dal 2009, è stato fermato nella sua abitazione. Michele e Fortunato Zagaria sono accusati, il boss come mandante e il primo cittadino come esecutore, di violenza privata aggravata ai danni del precedente sindaco di Casapesenna, Giovanni Zara, per impedirgli di rilasciare interviste o dichiarazioni pubbliche contro Michele Zagaria e il clan dei Casalesi. Contestata anche l'aggravante di aver commesso il reato per agevolare il clan e evitare che potesse diminuire il prestigio e il consenso sociale e politico nei confronti della camorra.

A confermare i sospetti degli investigatori è stato il collaboratore di giustizia Roberto Vargas, secondo il quale il sindaco era diretta espressione del boss. Per il pentito, che ha raccontato di 'gravissimi propositi criminosi' da parte del vertice del clan nei confronti di personaggi delle istituzioni e in particolare di magistrati, è stato proprio l'ex latitante a far eleggere il suo omonimo. Tra i vari episodi contestati a Fortunato Zagaria anche il tentativo di costringere Giovanni Zara, all'epoca del suo mandato come primo cittadino, a non partecipare a un convegno organizzato in una struttura confiscata a Luigi Venosa, noto fiancheggiatore dei Casalesi, prospettando a Zara una reazione negativa da parte della famiglia camorristica dei Venosa e intimandogli di non intervenire pubblicamente.

Inoltre Fortunato Zagaria avrebbe costretto Zara a non intervenire a una manifestazione di solidarietà con le forze di polizia affermando che il divieto alla partecipazione era stato ordinato dall'allora latitante. Zara non poteva nemmeno rilasciare dichiarazioni e interviste di elogio o solidarietà alle forze dell'ordine in occasione di arresti di latitanti perché minacciato di gravi ritorsioni contro di lui e la sua attività politica, altrimenti avrebbe fatto la fine di Antonio Cangiano, vittima nel 1998 di un attentato mentre era assessore ai Lavori pubblici di Casapesenna a seguito del quale rimase gravemente menomato. Le indagini hanno riguardato il periodo immediatamente successivo alle elezioni comunali del 2008, per le quali Fortunato Zagaria non aveva portuto candidarsi a sindaco in quanto ineleggibile perché aveva già fatto due precedenti mandati. Fortunato Zagaria, infatti, è stato sindaco del comune casertano dal 1998 ad oggi, eccetto la parentesi del 2008, anno in cui aveva strumentalmente sostenuto la candidatura di Zara affiancandolo come vicesindaco e sperando di poterlo manovrare.

Il procuratore aggiunto che ha seguito le indagini, Federico Cafiero de Raho, ha anche sottolineato che sono state determinanti le dichiarazioni rilasciate dall'ex primo cittadino che, "con notevole senso civico e alto coraggio istituzionale ha riferito con chiarezza lo svolgersi degli accadimenti che ne hanno determinato le dimissioni e delle minacce subìte e ha ricostruito tutta la vicenda del politica che ha portato allo scioglimento del consiglio comunale nel febbraio del 2009". Gli investigatori, quindi, hanno accertato che Fortunato Zagaria era riuscito effettivamente a mantenere il controllo della giunta e del consiglio comunale, avvalendosi della compiacenza di funzionari e impiegati che continuavano a sostenerlo nonostante non fosse più sindaco.

Una circostanza confermata dal fatto che quando Zara iniziò ad attaccare la camorra pubblicamente, l'ex primo cittadino orchestrò le dimissioni della maggioranza del consiglio comunale determinando così la scioglimento nel febbraio 2009 e la possibilità di essere rieletto nella tornata del giugno 2009.

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