Auguri a Franca Valeri, la 'signorina snob' compie 95 anni

di Chiara Dalla Tomasina

Torino, 31 lug. (LaPresse) - E' una signorina (snob) di 95 anni. Questo il numero di candeline che spegne oggi Franca Valeri, l'attrice milanese che ci ha fatto divertire e pensare con i suoi personaggi più celebri, come, appunto, la 'signorina snob', la 'sora Cecioni', 'Cesira la manicure'. Ruoli completamente diversi che lei ha saputo caratterizzare magistralmente, sempre con l'ironia e la sagacia che sono il suo marchio di fabbrica dagli esordi. Un po' affaticata nel parlare, ma lucidissima e saggia come solo chi ha la sua età può essere, intervistata da LaPresse, Valeri si è soffermata sull'attualità ma ha fatto anche un salto nel passato. Ricordando con le sue parole gentili, personaggi del calibro di Federico Fellini, Alberto Soldi e Totò, che lei ha avuto modo di incontrare nel corso della sua lunga carriera.

L'Italia di oggi è molto diversa da quella degli anni '50-'60, che lei ama ricordare e nei quali ha vissuto la parte più intensa della sua carriera. Che cosa le manca di più di quell'epoca?

"Dell'Italia di oggi pensano tutti in modo pessimo, nessuno è contento: è facile quindi parlarne male. Sinceramente, occorre che accada qualcosa perché l'Italia diventi un Paese migliore o almeno più accettabile. Ma la colpa non è solo dei politici, come invece sostengono in molti: forse dipende anche dalla volontà del popolo, che si accontenta sempre troppo. Noi, infatti, ci stiamo accontentando, e non dovremmo, di una classe politica che non fa bene il proprio lavoro. E così il nostro Paese è disordinato, non è maturo. Non so dire quando l'Italia ha perso la sua capacità di essere 'grande', però è vero che in passato si ragionava meglio. Tornando alla domanda, l'Italia dopo la seconda Guerra mondiale ha ritrovato la forza e la capacità di rinascere, cosa che oggi purtroppo non possiede più".

Lei ha avuto una carriera lunghissima, cominciata negli anni Cinquanta e non ancora terminata. Ma nel suo percorso artistico, c'è qualcosa che, tornando indietro, non rifarebbe?

"No, perché ho fatto tutto quello che volevo fare, anche se non sempre si ha un esito. Ma io non ho nessun ripensamento. Ci vuole molta costanza e soprattutto capacità di scegliere. Non si può far tutto".

Visto che non si può far tutto, c'è qualcosa che si è 'lasciata indietro' ma avrebbe voluto fare?

"Direi proprio di no: se già ero consapevole di non saperlo fare, nemmeno avrei voluto farlo".

Come le sembrano le nuove generazioni che si affacciano al suo mestiere?

"Anche in questo campo vedo troppa capacità di accontentarsi pur di fare qualcosa. Se così non fosse, le cose andrebbero molto meglio: la gioventù di oggi sarebbe più determinata, più logica e più sicura. E non farebbe tante sciocchezze".

Tra i vari personaggi che ha interpretato, quale l'ha divertita di più?

"Ho recitato quasi sempre in cose che ho scritto io stessa, quindi non riesco ad avere preferenze. Di solito si dice che l'ultima cosa fatta è quella che si ama di più. Se ripenso al mio percorso, ci sono cose che mi sono piaciute e che sono andate anche particolarmente bene: penso, per esempio, a 'La vedova Socrate' (monologo che, nel 2003 le valse il Premio ETI Gli Olimpici del Teatro per il miglior monologo, ndr), dove ho interpretato Santippe, la moglie del filosofo".

Ha lavorato, tra gli altri, con artisti del calibro di Federico Fellini, Totò e Alberto Sordi. Ci racconta un aneddoto per ognuno di loro?

"Se c'è una cosa che proprio non so fare è raccontare aneddoti. I rapporti con le persone che sono importanti per noi si vivono, non si possono raccontare o fissare in un solo aneddoto, sarebbe riduttivo. Posso però raccontare il mio rapporto con loro".

Partiamo da Federico Fellini.

"Ho conosciuto Federico nel primo periodo della sua carriera, eravamo molto amici anche con Giulietta Masina, sua moglie. Poi, piano piano, lui è diventato così importante che era sempre più difficile incontrarci. Ma, quando accadeva, era come se niente fosse cambiato".

Alberto Sordi.

"Alberto lo conosco molto bene, perché siamo stati colleghi in ben sette film. Lui è stato un compagno di lavoro perfetto, un attore disciplinato, professionale e simpaticissimo, ovviamente".

E Totò?

"Cosa si può dire di Totò? Io l'ho conosciuto meglio in un periodo tardivo, non si direbbe ma era una persona molto seria e molto taciturna. Noi parlavamo moltissimo dei nostri cani".

A proposito, lei ama moltissimo gli animali. Avrà sentito parlare dell'uccisione da parte di un dentista americano di Cecil, il leone simbolo dello Zimbabwe. Che cosa pensa dell'accaduto?

"Evidentemente quell'uomo non era abbastanza conscio di quello che stava facendo. Che bisogno aveva di uccidere quel leone, che per di più era protetto? Non certo per difesa: quel leone non l'avrebbe mai aggredito. Ora mi auguro solo che il colpevole venga punito e che la sua professione sia ostacolata: la gente non dovrebbe più andare a farsi curare i denti da lui".

Questa vicenda fa pensare che i soldi possano comprare tutto. Ma è davvero così?

"Assolutamente no. Anzi: quelli che fanno le peggio porcherie per fare soldi poi è sicuro che vivono da poveracci. Basta poco per vivere bene, solo un po' più di niente".

A proposito di denaro, lei che rapporto ha con i soldi?

"Sono una vera spendacciona! Ma solo perché ora ho la possibilità di esserlo. Quando ce ne sono stati meno, non potevo esserlo".

A giugno è tornata a teatro con lo spettacolo 'Il cambio dei cavalli'. Cosa la spinge, a 95 anni, a tornare a calcare il palcoscenico?

"Quello è il mio mestiere. Torno perché mi piace farlo. Questo lavoro si può lasciare perché si è troppo indeboliti o stufi, ma io le forze le ho ancora, quindi non mi fermo".

Oggi compie 95 anni. Che bilancio fa della sua vita?

"Per me, fare un bilancio della mia vita è difficilissimo. Ci sarebbero migliaia di cose che si potrebbero dire, è stata una vita troppo intensa. Come faccio a tirare le somme?".

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