Antonello Venditti compie 70 anni l'8 marzo e festeggia sul palco

Simbolo musicale di Roma, il cantautore sceglie il Palalottomatica per celebrare il traguardo

E' nato 'Sotto il segno dei pesci', proprio come uno dei suoi album simbolo. Antonello Venditti venerdì 8 marzo compie 70 anni e li festeggia a casa sua, in tutti i sensi, nel tour che celebra i 40 anni di quell'album, che ormai di anni ne ha già 41, in realtà. Il cantautore infatti sarà sul palco - una seconda casa per lui - al Palalottomatica nella sua città, Roma, musa ispiratrice e soggetto di tante sue canzoni. Venditti è uno dei simboli della Capitale, che ha cantato con amore in tanti brani. A cominciare dal suo primo successo, 'Roma capoccia' del 1972, contenuta nel suo album d'esordio 'Theorius Campus', firmato a quattro mani con Francesco De Gregori, altro figlio musicale della città, con cui ha diviso gli esordi al leggendario Folkstudio di Trastevere, fucina della scuola romana, dove era passato anche Bob Dylan. Roma, ma anche la Roma, altro grande amore di Antonello, che ha dedicato alla squadra giallorossa due pezzi come 'Roma Roma', inno ufficiale della squadra e cantato a squarciagola dall'Olimpico intero prima di ogni partita, e 'Grazie Roma', composto per il secondo scudetto del club nel 1983 e suonato in una delle adunate al Circo Massimo, che diventerà il titolo di un suo fortunato album live.

Venditti, con il suo look immutabile - cappello panama, Ray-Ban a goccia e capelli lunghi, seduto al piano - ha saputo cantare come pochi altri le fragilità e i turbamenti dell'adolescenza, attraverso personaggi femminili come 'Lilly' e 'Sara' o fissati nell'immaginario collettivo italiano del rito di passaggio della maturità in un classico come 'Notte prima degli esami'. Ma c'è anche la politica nelle canzoni dell'autore romano e il rapporto conflittuale con la sinistra, da 'Dolce Enrico' dedicata a Berlinguer a 'Questo mondo di ladri' in cui anticipava lo tsunami di Tangentopoli. Proprio in questi giorni ha sorpreso tutti, in un'intervista a Vanity Fair, elogiando il ministro dell'Interno Matteo Salvini e la sua condotta sul caso Diciotti: "ha agito in nome di un interesse nazionale. Lui parla il linguaggio dell'epoca in cui vive. La vera differenza tra destra e sinistra, nel 2019, è prima di tutto semantica", ha detto il cantautore capitolino che poi ha ricordato l'infanzia difficile da adolescente grasso preso in giro dai compagni di scuola. Diventato poi uno delle figure di maggior successo della musica italiana, con la stessa voglia oggi di sedersi al piano per intonare canzoni che attraverso generazioni sanno ancora raccontare il Paese.
 

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