Al Bano chiede i danni all'Ucraina: "Pronto a ricorrere a Strasburgo"

Il Paese ha inserito il cantante nella 'lista nera', considerandolo una "minaccia per la sicurezza nazionale"

Al Bano non ci sta: l'inserimento del suo nome nella black list dell'Ucraina non gli va giù. Dopo avere, appena la settimana scorsa, definito "gravissimo" il fatto di essere considerato una "minaccia per la sicurezza nazionale" dell'Ucraina, ora ha deciso di andare oltre. E annuncia di voler ricorrere addirittura alla Corte Europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo, di invitare il ministro degli Esteri italiano, Enzo Moavero Milanesi, ad intervenire subito per vie diplomatiche, tramite l'ambasciatore ucraino, in maniera da ottenere l'immediata cancellazione del suo nome dalla lista nera.

Inizialmente poteva sembrare una boutade, una vicenda di poco conto. Poi in quella lista c'è finito anche Toto Cutugno. E adesso, dopo giorni di indignazione e proteste, il cantante di Cellino San Marco ha scelto di fare sul serio e passare alle vie legali. Non solo, infatti, Al Bano chiede di scomparire dall'elenco stilato dal ministero della Cultura ucraino, ma arriva anche a chiedere un risarcimento danni all'Ucraina, le cui somme saranno devolute in beneficenza ad un ente benefico del Paese. "Non ci fermeremo: andremo sino a Strasburgo perché questo può diventare un pericoloso precedente. Al Bano è cittadino del mondo ed amico di tutti, deve essere libero di andare in Ucraina; chiediamo al nostro Governo di intervenire immediatamente perché hanno ingiustamente attaccato il simbolo della canzone italiana", commenta il legale del cantante, Cristiano Magaletti. Facendo un appello ai media: "Questa vicenda non deve essere trattata con superficialità ed ironia, va dibattuta con la rabbia di chi si trova a subire un'enorme ingiustizia".

Al momento ci sono 147 persone nella lista nera di Kiev, la maggior parte delle quali vip che hanno espresso simpatie o appoggio per Putin, considerato dall'Ucraina un invasore da quando, nel 2014, la Russia ha annesso la Crimea con un referendum fortemente contestato da Kiev.
 

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