Agcom richiama Rai per intervista Riina a Porta a porta
La lettera dopo la partecipazione del figlio del boss da Bruno Vespa

Un'intervista condotta con fasi di "unilateralità", "senza un adeguato contraddittorio" e "con le reticenze e le omissioni dell'intervistato lasciate senza sostanziali repliche". E' questo il giudizio che l'Agcom dà dell'intervista a Salvo Riina fatta da Bruno Vespa a 'Porta a porta'.   Dopo lo sdegno di gran parte della politica italiana e dei familiari delle vittime di mafia, e il richiamo da parte della commissione Antimafia, oggi, a mettere il punto è l'Agcom. E lo fa con una lunga lettera di richiamo, invitando la Rai ad attenersi, in futuro, ad un'informazione più completa, leale e contestualizzando il fenomeno rappresentato. Pena, in caso di reiterazione: interventi più incisivi.

AGCOM:  POSTO IN SECONDO PIANO IL RISPETTO DELLE VITTIME. Secondo l'Agcom le omissioni di Riina jr. "hanno pregiudicato in particolare la completezza delle informazioni" e "posto oggettivamente in secondo piano quel valore irrinunciabile che è il rispetto della sensibilità degli spettatori e, primo fra tutti, del dolore dei parenti delle vittime di mafia".

L'INTERVISTA A RIINA JR. Nel giorno della messa in onda dell'intervista, in tanti avevano chiesto a Vespa di fare un passo indietro e di non trasmetterla. Ma il giornalista aveva deciso di procedere per permettere ad ognuno di farsi "liberamente una propria opinione". Fra i passaggi più discussi dell'intervista, quelli in cui il figlio del Capo dei capi diceva di amare suo padre e di non volerlo giudicare in pubblico, assieme all'attacco ai pentiti che dovrebbero "scontare un minimo delle colpe che hanno fatto".

L'AUDIZIONE IN ANTIMAFIA. All'indomani della messa in onda dell'intervista, è stata la commissione Antimafia a convocare i vertici Rai, spiegando che Riina "ha negato l'esistenza della mafia lanciando messaggi inquietanti". La presidente Rai Monica Maggioni si è difesa definendo insopportabile il racconto di Riina jr., ma aggiungendo che "nella storia della Rai non c'è nessun negazionismo. Mai vittime ed aguzzini avranno la stessa dignità di racconto".

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