'Acab - All cops are bastards' di Sollima, Favino: Film sull'odio

Roma, 23 gen. (LaPresse) - Presentato questa mattina a Roma 'Acab' di Stefano Sollima con Pierfrancesco Favino, Filippo Nigro, Marco Giallini, Andrea Sartoretti, Domenico Diele, tutti presenti all'incontro stampa al cinema Adriano, insieme agli sceneggiatori Daniele Cesarano e Barbara Petronio, al giornalista e scrittore Carlo Bonini, al produttore Marco Chimenz e all'amministratore delegato Rai Cinema Paolo Del Brocco. Il film esce in sala venerdì 27 gennaio. Sottotitolo 'All cops are bastards', un richiamo alla guerriglia urbana invocato fin dagli anni '70 dagli skinhead inglesi e anche l'acronimo che dà il titolo della pellicola, prodotta da Cattleya e Rai Cinema, distribuita da 01 Distribution in 300 copie. Tratta dall'omonimo romanzo di Carlo Bonini (Giulio Einaudi editore), arriva sul grande schermo la storia muscolare e adrenalinica di Cobra (Favino), Negro (Nigro) e Mazinga (Giallini), 'Celerini bastardi', come di definiscono loro stessi, più che poliziotti del reparto mobile.

Vivere nella violenza comporta costi altissimi e le vite dei protagonisti vengono segnate a fuoco da questo marchio, il senso di giustizia ha perso di senso e la resa dei conti, nel privato, prende il sopravvento. Attraverso la parabola dell'educazione della giovane recluta Adriano (Diele) si osserva con lo sguardo rovesciato dall'interno la controversa realtà dei celerini.

Il pregiudizio ha influito? "Il pregiudizio sui celerini c'era - ha detto Nigro - mentre ora il mio punto di vista è cambiato. Quelli rappresentati da noi sono reduci dal G8 da cui escono compromessi, così ho capito come si sta dall'altra parte".

Per Giallini non c'è stato il tempo, "è stato veramente un film duro - interviene - ci siamo preparati, siamo diventati un gruppo, non avevo mai avuto a che fare con i 'ragazzi col casco'". E Sartoretti chiosa:" Vivono una guerra civile quotidiana, adesso la mia opinione ha più colori".

Intanto sullo sfondo si susseguono fatti di cronaca inquietanti: l'omicidio di Filippo Raciti (2 febbraio 2007), il caso di Giovanna Reggiani, stuprata e uccisa a Roma il 30 ottobre 2007, la morte di Gabriele Sandri, raggiunto da un proiettile esploso dall'agente Luigi Spaccarotella (11 novembre 2007). Ma "il film - sostiene Sollima - non vuole essere un film di denuncia sociale, o meglio, non solo". "L'idea - precisa - era di fare un film di genere con spirito gladiatorio che affrontasse lateralmente temi sociali e politici".

Il noir poliziesco, esordio alla regia cinematografica di Stefano Sollima ('Romanzo criminale, la serie'), "è un lavoro sulla violenza sociale - dice Favino - senza falsi moralismi". Sul vivace dibattito in Rete, "nel web - avverte l'attore di 'Romanzo criminale' - sta avvenendo un vero e proprio scatenamento, tra bianco e nero bisogna fare una distinzione non moralistica che ci consenta invece di leggere questo film". E comunque, aggiunge, "stare dietro uno scudo con il manganello in mano, di fronte ad una massa di persone che ti sputano in faccia, stimola delle reazioni umanamente comprensibili di risposta alla violenza. Al di là dei moralismi e delle opinioni politiche".

Secondo Sollima si tratta "soprattutto di una storia di uomini". Carlo Bonini ha riconosciuto oggi la "fedeltà assoluta al libro", mentre "il capovolgimento dello sguardo serve a rendere più complicata la rappresentazione della realtà, che è, in questo caso, di grande potenza emotiva". Infine il giornalista di Repubblica ha liquidato le polemiche sulla brutalità di alcune scene, dicendo: "facciamo i conti con una parte di noi che scacciamo". Sull'avere riserve morali, è perentorio: "Se scrivi un libro o fai un film te ne devi spogliare, altrimenti non fai niente".

Il regista si è dissociato oggi anche da un eventuale "controbilanciamento", ipotizzato da chi ha accostato 'Acab' ai film 'Black block' di Carlo Bachschmidt e 'Diaz' di Daniele Vicari, che esprimerebbero il punto di vista avverso: "è un'uscita casuale - ha detto - ci lavoriamo da quattro anni. Su Genova non avremmo potuto aggiungere niente. Noi raccontiamo l'odio nella società in cui viviamo, ritraiamo i momenti di intolleranza che viviamo tutti i giorni".

Per quanto riguarda l'orientamento politico dei protagonisti, di estrema destra, dichiara: "Non si può generalizzare e nemmeno criminalizzare gli operatori, anche perché non tutti sono così. Abbiamo mostrato pezzi della nostra storia con correttezza per rispettare la materia narrativa". A chi chiedeva se la polizia abbia partecipato in qualche maniera al film, il produttore Chimenz ha risposto: "non ha contribuito, ma neanche ostacolato. Non abbiamo avuto reazioni ufficiali, al livello personale alcuni poliziotti hanno detto che la realtà descritta nel film corrisponde al vero, mentre secondo altri in questi ultimi anni molto è cambiato".

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