Di Elisa Barberis

Torino, 27 lug. (LaPresse) – “Vassalli era l’unico scrittore italiano davvero solitario. Oggi la letteratura è talmente debole che gli autori riescono a emergere solo inseriti in un ‘milieu’, un contesto in cui crescere. Sebastiano no, non ne aveva bisogno: si è costruito da solo la sua gloria narrativa grazie all’indiscussa qualità dei suoi libri”. Il saggista e critico del ‘Corriere della Sera’ Franco Cordelli è uno dei pochi che hanno avuto il privilegio di conoscere il lato più intimo di Sebastiano Vassalli, scomparso oggi dopo una lunga malattia. “La sua grandezza – racconta – è nella capacità che ha avuto di reinventare il romanzo storico: con ‘La chimera’, il libro che lo ha trasformato in un autore nuovo e in un certo senso anche più tradizionale, ha dimostrato di essere il vero erede contemporaneo di Manzoni”.

Riservato e volutamente lontano dalla ribalta, “difficile e scontroso, alieno dai rapporti facili e mondani, era un uomo del quale bisognava conquistarsi l’amicizia”, rivela il critico. “Diffidava dei letterati e, come Cassola, amava il contatto con la natura, caratteristica insolita tra gli scrittori contemporanei”. Con la scrittura “aveva un rapporto laico – continua Cordelli -: più che una religione, la letteratura era per Vassalli un lavoro, una missione, una ricerca che non si fermava mai. ‘Ne ho ancora tante di storie da raccontare’, diceva sempre. Vicende e vite eccezionali, come quella del poeta Dino Campana, in cui vedeva la possibilità di immortalare sulla carta storie non convenzionali e lontane dalla dimensione borghese che oggi domina la narrativa contemporanea, non solo italiana”.

Cordelli ricorda bene quel primo incontro avvenuto con Sebastiano oltre 35 anni fa, ma ancor di più l’ultimo, nel luglio 2013, in occasione della rappresentazione de ‘Il Supermaschio’ di Alfred Jarry, riadattato per il teatro da Vassalli e dal regista Tuccio Guicciardini. “Era con l’amico e poeta senese Attilio Lolini e la nuova moglie: nei confronti di lei aveva un atteggiamento così affettuoso, in senso nobile, quasi inimmaginabile per un uomo scontroso come lui. Ma sotto la scorza dura, sotto quella maschera tutti portiamo, c’era una luce di contentezza che vivrà per sempre”.

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