Torino, 27 lug. (LaPresse) – “Un mestiere antico come il mondo, che risponde a una necessità degli esseri umani, a un loro bisogno fondamentale: quello di raccontarsi“. Così Sebastiano Vassalli viveva il suo essere scrittore, ripercorrendo in una lunga confessione-intervista, alla vigilia dei settant’anni, un viaggio a ritroso nel tempo tra i ricordi dell’infanzia novarese e un’esistenza dedicata alla letteratura.

Giornalista ed editorialista per le maggiori testate, appassionato dalla psicoanalisi e tra i massimi esponenti del movimento neoavanguardista italiano con il Gruppo 63, ma anche pittore e insegnante, Vassalli nasce a Genova nel 1941. Sfollato negli anni della Guerra in Piemonte, esordisce subito dopo gli studi univesitari a Milano con le prose sperimentali ‘Narcisso‘ (1968) e ‘Tempo di massacro‘ (1970), entrambe edite da Einaudi, in cui riversa le inquietudini politico-sociali di un’Italia in pieno boom economico e i movimenti giovanili del Sessantotto. La vera svolta ha inizio con gli Anni Ottanta: lo spirito rivoluzionario che aveva segnato il decennio precedente ha fallito e in ‘Abitare il vento‘ Vassalli si chiede se sia possibile cambiare il mondo con metodi ‘trasgressivi’.

Fine osservatore dell’animo umano, nel periodo della maturità è affascinato da personaggi complessi e tormentati. Uno su tutti, il poeta dei ‘Canti Orfici’ Dino Campana, la cui pazzia e l’altalenante rapporto con Sibilla Aleramo sono ripercorsi ne ‘La notte della cometa‘, vincitore nel 1985 del premio Grinzane Cavour, che lo consacra tra le migliori penne della letteratura italiana. Seguono i pamphlet ‘Sangue e suolo‘ (1985), nato da un’inchiesta proposta all’Einaudi da Giulio Bollati sul bilinguismo e il calo numerico degli italiani in Alto Adige, e ‘Il neoitaliano‘ (1989), ma il vero successo arriva un anno più tardi con ‘La chimera‘. Vassalli conquista lo Strega, è finalista al Campiello, è acclamato da pubblico e critica.

Nelle opere successive si fa sempre più forte la sua predilezione per un intreccio tra narrativa e Storia: ‘Marco e Mattio‘ (1992) è ambientato nel Settecento, l’Ottocento e l’inizio del ‘Secolo breve’ sono protagonisti de ‘Il Cigno‘ (1996), mentre in ‘Cuore di pietra‘ (1996) ripercorre l’epopea della storia democratica dell’Unità d’Italia. Dopo una parentesi in cui si avvicina al genere del racconto con ‘La morte di Marx e altri racconti‘ (2006) e ‘L’italiano dell’anno‘ (2007), ritorna al romanzo storico, prima con ‘Le due chiese‘ (2010) e con ‘Terre selvagge‘ (2014), ai tempi dello scontro tra Romani e Cimbri.

Solo a maggio è arrivata la candidatura ufficiale al Nobel 2015 per la Letteratura, a pochi giorni di distanza dall’uscita per Rizzoli de ‘Il confine‘, dedicato all’amato Sudtirolo, terra di frontiera e paradiso turistico in cui due popolazioni sono destinate a convivere. L’ultimo libro, ‘Io, Partenope‘, arriverà postumo in libreria il prossimo 3 settembre.

Isolatosi negli ultimi anni nella sua casa in mezzo alle risaie novaresi, Vassalli si è spento a 73 anni, fino all’ultimo convinto che l’unica speranza sia da riporre nella letteratura, “vita che rimane impigliata in una trama di parole”.

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