Dal Veneto alle Marche, il coro dei Governatori contro

 Sulla riapertura delle scuole il 7 gennaio regna ancora l’incertezza. Il governo tira dritto e, per una volta, sembra davvero parlare con una voce sola. La campanella deve tornare a suonare il giorno dopo l’Epifania. Restano però fuori dal coro diversi governatori. In Veneto, in Friuli Venezia Giulia e nelle Marche fino a fine gennaio le cose non cambieranno. Le superiori resteranno in dad al 100%.

 “Tutti gli esperti scientifici affermano che aprire le scuole in questo momento non è prudente. Questa decisione comporta sicuramente un sacrificio per i ragazzi, ma dovevamo farlo per il bene della comunità”, il pensiero del governatore Luca Zaia. Un’ordinanza indentica è stata firmata anche dal presidente Fvg Massimiliano Fedriga e lo stesso farà domani il collega marchigiano Francesco Acquaroli. In Campania, invece, l’11 gennaio potranno rientrare in classe solo gli alunni della scuola dell’infanzia e delle prime due classi della scuola primaria. A partire dal 18 gennaio sarà poi valutata dal punto di vista epidemiologico generale, la possibilità del ritorno in presenza per l’intera scuola primaria, e successivamente, dal 25 gennaio, per la secondaria di primo e secondo grado.

 Attendisti, ma scettici, pure i presidenti di Puglia, Liguria e Calabria. Sul fronte opposto il governatore della Toscana, Eugenio Giani. “Saremo minoritari, ma in Toscana le scuole secondarie superiori, complici alcuni dati che indicano che ce lo possiamo permettere, il 7 gennaio ripartiranno al 50% in presenza secondo le indicazioni del ministro Speranza, e dal 15 gennaio al 75% in presenza. Se i dati epidemiologici peggioreranno, torneremo alla didattica a distanza”, dichiara.

 Anche nel mondo sindacale i dubbi superano di gran lunga le certezze. Per il segretario della Uil, Paolo Bombardieri, la riapertura è semplicemente “sbagliata” mentre dalla Cisl Annamaria Furlan mette in luce come le criticità restano “irrisolte”.

 Nel frattempo un report Iss sul tema sembra dare una mano all’esecutivo. Nello studio si mette nero su bianco come la scuola “non è fra i primi tre contesti di trasmissione” del covid in Italia. In generale – viene spiegato – come gli istituti scolastici siano “ambienti relativamente sicuri, purché si continui ad adottare una serie di precauzioni ormai consolidate quali indossare la mascherina, lavarsi le mani, ventilare le aule”. In totale infatti, nel periodo fra settembre e dicembre, nelle scuole sono stati registrati 3173 focolai, solamente il 2% di quelli segnalati a livello nazionale. Dati incoraggianti ma, come sottolineato, dal segretario del Cts Fabio Ciciliano, “la cosa più importante non è tanto riaprire le scuole ma cercare di tenerle aperte”. Una via libera oggi seguito da un rapido dietrofront nel giro di poco tempo sarebbe una sconfitta che nessuno ha intenzione di intestarsi.

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