Nepal, l’inondazione dopo il crollo del ghiacciaio: il video della catastrofe generato da IA

Nepal, l’inondazione dopo il crollo del ghiacciaio: il video  della catastrofe generato da IA
Fotogramma della simulazione del disastro in Nepal (immagini da X)

L’enorme frana ha provocato un segnale sismico di magnitudo 5.2

E’ stato un enorme crollo di una parte di un ghiacciaio a provocare l’inondazione improvvisa che ha causato centinaia di vittime in Nepal. A confermarlo è stato lo Us Geological Survey. La simulazione del disastro viene riprodotta in un video pubblicato sui social, generato con l’Intelligenza artificiale: si vede il crollo e la successiva inondazione con le acque che corrono a valle travolgendo tutto.

Il crollo ha provocato un terremoto

Il crollo, sottolinea l’ente statunitense, ha comportato un evento sismico di magnitudo 5.2 “che ha provocato una colata detritica a valle con conseguenze catastrofiche per le comunità”. Il bilancio delle vittime, ancora provvisorio, parla di oltre 1.300 i dispersi, di cui più di 500 stranieri. Le vittime accertate si avvicinano a quota 200 ma saranno molto di più. Colpito il confine tra Nepal e Cina.

“Inizialmente classificato dall’USGS come terremoto di magnitudo 4.4, il segnale sismico è stato poi attribuito al collasso del ghiacciaio e alla colata detritica liberando un’energia paragonabile ad un terremoto di magnitudo 5.2”, spiega l’Istituto Nazionale di Geofisica e vulcanologia, sottolineando che le cause scatenanti dell’evento sono ancora in fase di studio.  L’Ingv ha quindi provato ad analizzare il segnale sismico registrato nell’area del disastro in Nepal.

Come si distingue il segnale sismico di un terremoto o di una frane

“Il terremoto – si legge sul sito dell’Ingv – genera un segnale impulsivo, caratterizzato da un inizio netto, ampiezze elevate concentrate nei primi secondi e un rapido decadimento. Il relativo spettrogramma mostra energia distribuita su un ampio intervallo di frequenze, associata all’arrivo delle diverse onde sismiche”. 

Il segnale della frana invece presenta un inizio più graduale e una durata decisamente maggiore, con diversi impulsi che si susseguono. Questa lunga evoluzione riflette il movimento progressivo della massa di ghiaccio e roccia, i successivi impatti lungo il versante e il rotolamento del materiale. La durata più prolungata, l’assenza di un unico inizio impulsivo e la prevalenza delle basse frequenze permettono quindi di distinguere chiaramente il segnale della frana da quello di origine tettonica.

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