Tumori, gli italiani hanno la miglior speranza di guarigione in Europa

Sono state 373mila nel 2018 le diagnosi di cancro. Dal 2001 abbiamo il miglior calo di decessi: oltre 3,4 milioni di persone sono sopravvissute alla malattia. Il fondo per i nuovi farmaci e la necessità che venga rifinanziato. 

Anche quest'anno, in Italia, sono stati diagnosticati ogni giorno poco più di mille casi di tumore. Saranno 373 mila circa alla fine del 2018: qualche migliaio in più del 2017. Ma queste persone avranno maggiori speranze di guarigione rispetto a tutto il resto d'Europa. Il nostro Paese si trova infatti  al primo posto in questa classifica: in 15 anni (2001-2016) il calo dei decessi è stato pari al 17,6%, in Francia e Spagna al 16%, nel Regno Unito al 13% e in Germania al 12,3%. Un risultato molto importante, se si considera che l’impatto dei farmaci oncologici sulla spesa farmaceutica totale rimane inferiore a quello degli altri Paesi: rappresenta infatti il 13% contro il 17,3% del Regno Unito e il 17% della Germania.

Dal XX Congresso Nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), che si apre oggi a Roma (Hotel Marriott, fino a domenica), arriva l’allarme per la tenuta del sistema. “Fino a quest’anno, il Fondo per i farmaci oncologici innovativi, istituito nel 2016 e pari a 500 milioni di euro, è stato sufficiente per coprire i livelli di spesa – afferma Stefania Gori, Presidente nazionale AIOM e Direttore dipartimento oncologico, IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria-Negrar -. Quest’anno non sarà così. Le stime indicano che, nel 2018, le uscite per queste terapie sforeranno la capienza massima del Fondo, raggiungendo una cifra compresa tra 590 e 610 milioni di euro, con un eccesso tra 90 e 110 milioni rispetto al tetto stabilito". Il fondo, dunque è riuscito ad affrontare il problema per cui è nato: garantire a tutti i farmaci più innovativi (le terapie immunitarie, per esempio) che danno alte speranze di guarigione ma che si temeva avrebbero sconquassato la spesa sanitaria nazionale. Il fondo ha avuto anche il risultato di gestire e contenere la spesa, anche se si sapeva che, alla fine del triennio, si sarebbe rivelato insufficiente. Sia perché i malati aumentano, sia perché le nuove cure sono numerose e costose.

Per questo Stefania Gori ha detto che un obiettivo del Congresso Aiom è lanciare alle istituzioni un allarme e una richiesta: allarme sulla tenuta del fondo e una pressante richiesta di rinnovarlo per il prossimo triennio, farlo diventare strutturale e implementarlo per dargli la "capacità" necessaria a garantire parità di cura a tutti i malati. 

In cinque anni (2013-2017) in Italia la spesa per queste terapie è passata da 3,6 a 5 miliardi di euro. Sette farmaci anticancro si collocano tra i primi venti principi attivi erogati nell’ambito dell’assistenza farmaceutica nel 2017. “Oggi abbiamo a disposizione armi efficaci per combattere la malattia, come l’immunoterapia e le terapie target che si aggiungono alla chemioterapia, ormonoterapia, chirurgia e radioterapia – spiega Giordano Beretta, presidente eletto AIOM e Responsabile Oncologia Medica Humanitas Gavazzeni di Bergamo -. Tutto questo, unito alle campagne di prevenzione promosse con forza anche da AIOM, si traduce nella riduzione dei decessi e nell’aumento della sopravvivenza. Quasi 3 milioni e quattrocentomila cittadini vivono dopo la scoperta della malattia, il 6% dell’intera popolazione".

Il tempo che trascorre fra il deposito del dossier di autorizzazione e valutazione di un nuovo farmaco presso l’agenzia regolatoria europea (EMA) e l’effettiva disponibilità nella prima Regione italiana è di circa due anni. “Questo lungo processo può penalizzare fortemente i malati - sottolinea la Presidente Gori -. In Italia diverse disposizioni regolano l’accesso e la prescrizione di farmaci approvati dall’agenzia europea prima del rimborso a carico del Servizio Sanitario Nazionale: è il cosiddetto early access, cioè l’accesso anticipato alle terapie. Questi provvedimenti sono fondamentali, ma devono essere accompagnati da un reale superamento delle differenze ancora presenti sul territorio, causate dai diversi tempi di inserimento di questi farmaci nei Prontuari terapeutici Regionali”. 

“L’industria ha contribuito in modo importante al ‘rinascimento’ della ricerca in ambito farmacologico, in particolare in oncologia - dice Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratore Delegato MSD Italia -. Siamo consapevoli che esista un problema Per affrontarlo in modo responsabile, occorre superare logiche di finanziamento della spesa a silos, adottando, invece, nuovi modelli di governance, con una visione olistica nella quale le risorse siano allocate in base alla possibilità di migliorare concretamente gli esiti di salute e ridurre sprechi e inefficienze. Occorre, inoltre, mantenere, rendere strutturale ed aumentare uno strumento - come il Fondo - che ha avuto il merito di rendere sempre più fattibile l’accesso ai farmaci innovativi per quelle forme di tumore in cui esiste ancora un medical need. Solo in questo modo le esigenze dei pazienti potranno assumere un ruolo di reale centralità e trovare risposte concrete poiché, come sappiamo, la malattia non aspetta!”.

 

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