L’esodo dei medici ospedalieri: nel 2025 più dimissioni volontarie che pensionamenti

L’esodo dei medici ospedalieri: nel 2025 più dimissioni volontarie che pensionamenti
Foto di archivio Stefano Porta/LaPresse

Il report di Anaao Assomed: 3.767 medici hanno lasciato il Ssn nel 2025, superando per la prima volta i pensionamenti

Nel 2025 le dimissioni volontarie dei medici ospedalieri hanno superato per la prima volta i pensionamenti. Il dato emerge dall’analisi decennale del Centro studi Anaao Assomed sulla demografia del personale medico del Servizio sanitario nazionale, realizzata sulla base dei dati Onaosi, Conto annuale dello Stato e Mef. Nel 2025 sono stati 3.767 i medici che hanno lasciato volontariamente il Ssn, contro i 2.876 pensionamenti. Le dimissioni sono aumentate del 150% rispetto alle 1.503 del 2024, arrivando a rappresentare il 3,5% dei medici in servizio, circa 3 ogni 100.

Le cause dell’esodo

Il fenomeno riguarda gran parte del Paese: in 12 regioni su 20 nel 2025 le dimissioni hanno superato i pensionamenti. Il rapporto è particolarmente elevato in Lazio, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Sardegna, dove i medici dimissionari sono da 2,4 a 3,3 volte quelli andati in pensione. Il dato assume un peso ancora maggiore se rapportato alle nuove assunzioni. Per ogni 100 medici assunti a tempo indeterminato nel 2025, 43 hanno rassegnato le dimissioni e 77 sono complessivamente usciti dal sistema pubblico, considerando pensionamenti e altre cause di cessazione.

“Non si tratta di una fisiologica mobilità professionale, ma di un vero e proprio esodo guidato da turni massacranti, stipendi non allineati all’Europa, condizioni di lavoro al limite del burnout, carichi burocratici insostenibili e aggressioni nei reparti”, commenta Pierino Di Silverio, segretario nazionale Anaao Assomed. 

A lasciare infatti “non sono i medici a fine carriera, ma professionisti nel pieno della maturità clinica, con un’età media intorno ai 48 anni. Il paradosso è evidente: a fronte di un ricambio generazionale avviato con successo grazie al Decreto Calabria oggi si rischia di vanificare tutto. Nel 2025, per ogni 100 medici assunti a tempo indeterminato, ben 43 si sono dimessi, riempiendo di fatto una vasca senza tappo”, sottolinea Di Silverio. 

Secondo Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), il quadro attuale “è la conseguenza di non aver mai dato seguito alla nostra richiesta di un piano straordinario per la professione medica: si è sempre investito sulle infrastrutture, mai sulla professione”, lamenta Anelli. 

Perché se oggi “un cittadino su dieci non ha la possibilità di curarsi, significa che sta andando in crisi la finalità stessa del Servizio sanitario nazionale. Oggi ad avere maggiore difficoltà a curarsi sono proprio le fasce più fragili della popolazione per cui il Sss fu istituito”, osserva il numero uno della Fnomceo.  

Segnali di ricambio generazionale 

Nonostante l’impennata delle uscite lo studio rileva segnali di ricambio generazionale. Tra il 2015 e il 2024 l’età media dei medici ospedalieri è diminuita di 2 anni e 7 mesi tra gli uomini e di 2 anni e 4 mesi tra le donne. Nello stesso periodo, gli organici sono cresciuti complessivamente del 2,7%, passando da 105.380 a 108.243 medici.

Un ruolo importante, per Anaao Assomed, è stato svolto dal Decreto Calabria, che tra il 2019 e il 2025 ha consentito l’ingresso nel sistema di quasi 10mila giovani medici, arrivando a coprire fino al 43% delle assunzioni a tempo determinato.

Il quadro resta però fortemente disomogeneo sul territorio. Nell’ultimo decennio il Centro-Nord ha guadagnato 4.029 medici, con una crescita del 5,9%, mentre il Mezzogiorno ne ha persi 1.166, pari a un calo del 3,1%. Le riduzioni più marcate degli organici riguardano Basilicata (-24,6%), Molise (-17,2%), Valle d’Aosta (-14,2%) e Calabria (-12,6%).

Le misure per invertire la rotta 

Secondo Anaao Assomed per invertire la rotta serve un intervento sul personale che comprenda, tra le altre misure, la stabilizzazione del Decreto Calabria, il superamento del tetto di spesa per il personale, retribuzioni più competitive, una riforma della responsabilità professionale, maggiori misure di sicurezza negli ospedali, interventi sul welfare e incentivi per le sedi disagiate e il Mezzogiorno. L’associazione chiede inoltre un osservatorio nazionale permanente sulle dimissioni e una riforma della professione.

“Il 2025 ci consegna un segnale d’allarme che nessuno può permettersi di ignorare”, conclude Di Silverio. “Il 2026 ci dirà se si è trattato di un incidente di percorso o dell’inizio di una frana. Abbiamo dimostrato che, quando si investe sui giovani, il sistema risponde. Ora serve il coraggio di investire su chi resta”.

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