“Con la pubblicazione dei nuovi Lea in Gazzetta Ufficiale scriviamo un capitolo decisivo per dare ai cittadini un Servizio sanitario nazionale più moderno, più equo e più vicino ai loro reali bisogni di salute”. Mostra soddisfazione il ministro della Salute Orazio Schillaci per un provvedimento atteso da tempo. La pubblicazione del dpcm e del decreto ministeriale di aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza, secondo il ministro, contribuirà a garantire a tutti i cittadini l’accesso a servizi e prestazioni innovativi, “perché non ci siano una sanità di Serie A e una di Serie B, ma un Ssn più giusto per tutti”.
Lea, le nuove prestazioni
Sono circa 800 gli aggiornamenti introdotti, tra nuovi servizi, terapie ed esami e revisioni di voci preesistenti. Tra le principali novità figurano l’adozione dello screening neonatale della Sma su tutto il territorio nazionale e l’inserimento, nello stesso programma di screening neonatale, di altre otto patologie metaboliche rare. E poi nuove prestazioni come i test prenatali non invasivi e controlli della gravidanza fisiologica, a tutela della mamma e del nascituro.
In ambito oncologico, invece, sono state inserite prestazioni per una migliore caratterizzazione del carcinoma mammario in stadio precoce e sono state aggiornate le prestazioni di radioterapia. L’aggiornamento precedente dei Lea risaliva al 2017.
Per Schillaci si tratta di “un risultato storico, che risponde alla chiara volontà politica di intervenire sui Lea in tempi rapidi, assicurando alla sanità pubblica la capacità di tenere il passo con le innovazioni”.

“Un impegno mantenuto”
“L’aggiornamento dei Lea è un altro risultato atteso e un impegno mantenuto, con cui si rende il sistema sanitario più aderente ai bisogni di salute e alle innovazioni cliniche”, rimarca il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, che attribuisce al ministero guidato da Schillaci “il merito di aver sbloccato un iter fermo da quasi dieci anni e di averne reso possibile l’attuazione”.
Di segno opposto il commento di Fabiano Amati, promotore della legge regionale sullo screening genomico neonatale Genoma-Puglia. “Quella annunciata oggi è una notizia neutra. Né buona né cattiva. Sulle malattie rare viene presentato come novità nazionale ciò che in Puglia, almeno per la Sma, è realtà dal 2021 e che, in questi anni, ha strappato dalla morte o da una grave invalidità 13 bambini”, dichiara Amati.
“Dal 2025 con Genoma-Puglia e dopo una prima sperimentazione, tutti i neonati pugliesi vengono sottoposti a screening genomico. L’estensione dello screening Sma a tutta Italia è sacrosanta, così come l’estensione ad altre otto malattie rare, ma non è nulla di straordinario perché colma soltanto un ritardo”, prosegue Amati. “Se fossi in Gemmato, proverei a fare un passo molto più ambizioso: portare progressivamente lo screening genomico neonatale a tutti i bambini italiani”.
“Adesso rendere esigibili i diritti”
Giuseppe Quintavalle, presidente della Fiaso (Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere), si complimenta col ministero per “aver portato a compimento un intervento atteso e significativo”. Adesso però “la sfida è tradurre queste nuove opportunità in assistenza concretamente accessibile in tutto il Paese, riducendo le differenze tra i territori”. Le aziende sanitarie e ospedaliere, dice ancora Quintavalle, “avranno un ruolo decisivo nel trasformare nuove prestazioni e tecnologie in percorsi di cura efficaci e omogenei”.
La reale e concreta applicazione dei Lea in modo omogeneo sul territorio nazionale è il tasto su cui batte anche Filippo Anelli, presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri. “Allargare formalmente i diritti non significa automaticamente renderli esigibili”, avverte Anelli. “Il nodo decisivo resta garantire che ogni cittadino possa accedere alle nuove prestazioni, in tempi appropriati e in ogni territorio”.
Nuovi impegni per le Regioni
È per questo che la Fnomceo chiede “di investire di più nella sanità pubblica, con finanziamenti stabili e commisurati alle necessità assistenziali”. L’ampliamento dei Lea, inoltre, “comporterà nuovi impegni organizzativi e finanziari per le Regioni. Occorrerà quindi accompagnarne l’attuazione con risorse adeguate e con un attento monitoraggio”. Altrimenti “il rischio è che le differenze già esistenti tra i territori possano accentuarsi”.
L’impegno del ministero
Il ministero della Salute, da parte sua, “conferma la disponibilità ad affiancare le Regioni per la piena e omogenea attuazione dei Lea su tutto il territorio nazionale, anche attraverso attività di supporto e monitoraggio, al fine di garantire la piena esigibilità delle prestazioni per tutti i cittadini italiani”, ha rassicurato il sottosegretario Gemmato.

