Anziani, la svolta del Piano nazionale per fragilità e non autosufficienza

Anziani, la svolta del Piano nazionale per fragilità e non autosufficienza
Foto di archivio

Il Piano nazionale per la fragilità e la non autosufficienza negli anziani piace alla Società italiana di gerontologia e geriatria

Il Piano nazionale per la fragilità e la non autosufficienza nella popolazione anziana, presentato il 29 settembre dalla viceministra del Lavoro e delle politiche sociali e presidente del Cipa, Maria Teresa Bellucci, ha incontrato il favore della Società italiana di gerontologia e geriatria (Sigg). 

Una visione globale della persona anziana

“Per la prima volta il nostro Paese dispone di uno strumento nazionale specificamente rivolto alla prevenzione e alla presa in carico della fragilità e della non autosufficienza nella popolazione anziana”, commenta Dario Leosco, presidente della Sigg e ordinario di Geriatria all’Università Federico II di Napoli. 

“La Sigg guarda con grande favore a questo Piano perché riconosce finalmente la necessità di affrontare l’invecchiamento e la non autosufficienza attraverso una visione globale della persona anziana, nella quale dimensione clinica, funzionale, cognitiva, psicologica e sociale devono essere considerate insieme”, aggiunge Leosco. 

L’importanza della continuità assistenziale 

Tra gli elementi sottolineati dai geriatri ci sono la prevenzione della fragilità e della perdita di autonomia, la valutazione multidimensionale, la personalizzazione degli interventi e l’integrazione tra assistenza sanitaria, sociosanitaria e sociale. Un approccio che, secondo la Sigg, deve tradursi in una presa in carico continuativa dell’anziano.

“È importante che il sistema passi dalla semplice erogazione di prestazioni alla presa in carico continuativa della persona anziana, attraverso una rete capace di mettere in comunicazione medicina generale, geriatria, servizi territoriali, assistenza domiciliare, strutture residenziali e servizi sociali”, spiega il presidente della Sigg. “La continuità assistenziale e la valutazione multidimensionale sono condizioni indispensabili per garantire appropriatezza e qualità delle cure”.

Tradurre il Piano in servizi concreti 

Il Piano dedica inoltre attenzione alla permanenza dell’anziano nel proprio ambiente di vita, quando possibile e appropriato, e al sostegno delle famiglie e dei caregiver. “Questo Piano può costituire una vera svolta nel modello italiano di long-term care – prosegue Leosco – ma il suo successo dipenderà dalla capacità di tradurre gli indirizzi programmatori in servizi, professionalità, risorse e percorsi assistenziali concretamente disponibili per gli anziani e le loro famiglie”.

“L’Italia ha compiuto un passo importante”, conclude Leosco. “Adesso è necessario fare in modo che il diritto a un’assistenza appropriata, integrata e personalizzata non dipenda dal luogo in cui una persona anziana vive. La fragilità e la non autosufficienza non possono essere affrontate soltanto quando diventano emergenze: devono essere prevenute, riconosciute precocemente e prese in carico con un progetto assistenziale individualizzato, mettendo al centro la dignità, l’autonomia possibile e la qualità di vita della persona anziana”.

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