Dal mondo delle buone intenzioni alla realtà in 10 mosse. Forse non ci pensiamo, quando parliamo di One Health, ma la sanità è responsabile di circa il 5% delle emissioni globali. Tante, poche? Il fatto è che qualcosa si può fare, senza che a risentirne sia la qualità delle cure. Ed è tutta una questione di metodo: costruire gli ormai noti criteri ESG su evidenze scientifiche verificabili, introdurli con gradualità e investire sulle competenze di chi decide gli acquisti. Confindustria Dispositivi Medici ne è così convinta da aver stilato una serie di raccomandazioni per acquisti sostenibili.
“La sostenibilità è una componente qualificante del procurement sanitario, ma per produrre valore deve essere tradotta in criteri chiari, verificabili e proporzionati. Le nostre 10 raccomandazioni propongono un percorso concreto, che parte dal dialogo con il mercato e dalle evidenze, riconosce le specificità dei dispositivi medici e investe sulle competenze necessarie a costruire gare sostenibili”, ha spiegato Guido Beccagutti, direttore denerale di Confindustria Dispositivi Medici. Non dimentichiamo che in Italia il settore è forte di 4.600 imprese che impiegano quasi 134mila persone, per un valore totale del mercato di 18,1 miliardi di euro.
Dispositivi medici e ambiente
I dispositivi medici incidono per il 15–25% delle emissioni complessive dei sistemi sanitari, secondo i dati dello studio “Decarbonising Healthcare: how a competitive MedTech industry can contribute” –Medtech Europe. E le imprese si stanno muovendo, ma il settore non è uniforme, anche per una questione di numeri: con oltre 2 milioni di tecnologie sul mercato europeo le logiche di sostenibilità variano profondamente da un dispositivo all’altro. Serve quindi un approccio differenziato e basato sull’evidenza.
Sanità green, questione di competenze
Introdurre efficacemente criteri ESG negli acquisti sanitari richiede poi capacità di leggere il mercato, conoscere le specificità regolatorie dei dispositivi medici, misurare gli impatti e tradurre questi elementi in requisiti di gara. Questione, insomma, di competenze. Per questo Confindustria Dispositivi Medici affianca al confronto istituzionale un investimento sulla formazione continua e sulla diffusione di competenze omogenee per un linguaggio condiviso e una cultura comune della sostenibilità tra pubblico e privato.
Le 10 raccomandazioni per dispositivi medici
- Promuovere il dialogo continuo e l’ascolto strutturato del mercato prima di introdurre criteri ESG.
- Riconoscere il principio di equivalenza tra certificazioni e rating diversi ma basati su requisiti comparabili.
- Definire criteri ESG chiari e verificabili.
- Rafforzare la programmazione strategica partendo dai fabbisogni reali, in logica value-based.
- Riconoscere le specificità dell’economia circolare.
- Usare la LCA come strumento di miglioramento interno alle aziende, non come criterio comparativo di gara.
- Introdurre i criteri con gradualità.
- Monitorare e aggiornare i criteri nel tempo, secondo un approccio value-based orientato agli esiti.
- Sostenere Linee Guida Nazionali per un procurement sostenibile omogeneo su tutto il territorio.
- Investire nella formazione continua di chi governa e scrive gli acquisti.

