Covid, davanti al “plotone d’esecuzione” Conte difende la gestione della pandemia

Covid, davanti al “plotone d’esecuzione” Conte difende la gestione della pandemia
Foto di Roberto Monaldo / LaPresse

I temi della tanto attesa audizione di Giuseppe Conte sulla gestione della pandemia da Covid-19

Dopo mesi di polemiche, accuse incrociate e rinvii Giuseppe Conte è stato ascoltato in Commissione Covid alla Camera. Un’audizione a lungo auspicata dal centrodestra, ma finora preclusa dal fatto che l’ex premier fosse membro della stessa Commissione d’inchiesta. Fino a lunedì scorso, quando ha rassegnato le dimissioni invocate da tempo dalla maggioranza. 

Conte davanti al “plotone di esecuzione”

Dopo aver giurato sul proprio onore di dire la verità, Conte si toglie subito un sassolino dalla scarpa. “Questa commissione è stata concepita come un plotone di esecuzione nei miei confronti e al contempo come una gabbia di protezione verso gli amministratori locali dei propri partiti”, accusa il leader dei 5 Stelle, chiamato a riferire sulle principali scelte del suo governo durante la pandemia.

I 209 miliardi del Recovery Fund 

E rivolgendosi a chi in questi mesi ha insinuato che avesse paura di conferire davanti alla Commissione, rincara la dose: “Chi parla così non mi conosce. Sulla paura e sull’onore non accetterò mai lezioni da chi non può darle”. Quindi passa a enunciare i risultati raggiunti in quella fase di grave crisi sanitaria e socioeconomica, come il blocco dei licenziamenti grazie al quale “nel 2020 abbiamo salvato oltre 330mila posti di lavoro”, o i 209 miliardi del Recovery Fund strappati in Europa dopo una lunga trattativa, “un tesoro mai visto prima che abbiamo lasciato a questo governo”. 

Covid, davanti al “plotone d’esecuzione” Conte difende la gestione della pandemia
Foto di Roberto Monaldo / LaPresse

La querelle mascherine

La miglior difesa è l’attacco, deve aver pensato Conte, perché poco dopo sfodera un colpo a sorpresa: un documento di dieci pagine datato aprile 2022, “ricevuto in forma anonima e consegnato alla procura di Roma”, dal quale emergerebbero presunte irregolarità delle mascherine fornite all’epoca dell’emergenza dalla Jc Electonics di Dario Bianchi.

Quando la maxi commessa di mascherine fu revocata, Jc Electronics intentò una causa allo Stato e si vide riconosciuto in primo grado un risarcimento di 200 milioni di euro. Una sentenza impugnata ma, dice Conte, invece di aspettare l’esito dell’appello e il giudizio sulla sospensiva, il governo Meloni ha chiuso il contenzioso con una transazione da 100 milioni di euro. “Invito a bloccare il pagamento previsto dallo Stato, un pagamento coi soldi pubblici, dei cittadini. Ho l’obbligo di diffidare la presidenza del Consiglio”. 

Il documento, è la tesi di Conte, avvalorerebbe la scelta della struttura commissariale ai tempi guidata da Domenico Arcuri di interrompere la fornitura con la società di Bianchi, e allo stesso tempo getterebbe ombre sull’accordo siglato dal governo Meloni. 

Covid, davanti al “plotone d’esecuzione” Conte difende la gestione della pandemia
Foto di Roberto Monaldo / LaPresse

Italia modello in Europa e nel mondo 

Torniamo alla gestione della pandemia. “La tutela prioritaria della salute ha consentito di difendere più efficacemente il tessuto economico del Paese”, facendo di quella gestione “un modello in Italia e a livello internazionale”. L’Italia con la sua economia “si è mostrata particolarmente resiliente, proprio in ragione delle misure contenitive del contagio e di un poderoso piano di intervento con articolate misure di sostegno a famiglie e imprese”. 

Uno shock, quello causato da Covid-19, di fronte al quale poco o nulla può “uno Stato nazionale isolato e ripiegato su se stesso”. È per questo che “la risposta europea è stata importante”: dopo alcune settimane di disorientamento l’Ue “ha attivato nuove linee di credito e ha sospeso il Patto di stabilità e crescita”, ora riattivato senza sostanziali modifiche, “un grande errore del governo attuale, che lo ha sottoscritto senza negoziarlo”. 

“Non fu dittatura”

Non manca un passaggio su uno dei cavalli di battaglia dell’opposizione di allora: le misure stringenti adottate a colpi di Dpcm per contenere la diffusione del virus. “La proroga dello stato d’emergenza non fu da dittatura – ricorda Conte – era il presupposto per attivare tutti i poteri e le facoltà in capo alla protezione civile e per continuare nella rete di protezione della situazione emergenziale. Se non fosse stato prorogato, sarebbe crollato tutto”. L’audizione fiume di cinque ore, però, non è bastata a esaurire tutti gli argomenti sul tavolo. L’appuntamento è dunque a settembre, per il secondo capitolo del confronto.

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