Liste d’attesa sempre più lunghe, agende per la prenotazione chiuse e difficoltà ad accedere alle cure. È la fotografia che emerge dal Rapporto Pit Salute 2026 di Cittadinanzattiva, presentato oggi a Roma in occasione dei 30 anni dell’attività di tutela dei diritti dei pazienti. Nel 2025 sono state 14.176 le segnalazioni raccolte dai punti di ascolto dell’associazione e quasi una su due (48,2%) riguarda problemi di accesso ai servizi sanitari.
Liste d’attesa: i ritardi
A pesare maggiormente sono i tempi di attesa per visite ed esami diagnostici, che rappresentano il 62,2% delle segnalazioni relative all’accesso alle cure, mentre il 37,2% denuncia difficoltà nelle prenotazioni a causa di agende chiuse o bloccate.
Per Diego Catania, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (Fno Tsrm e Pstrp), alla base delle criticità emerse dal rapporto ci sono problemi strutturali da tempo denunciati dagli ordini professionali. “Registriamo una carenza endemica di operatori su tutto il territorio nazionale. Delle nostre professioni mancano oltre 70mila unità, un’assenza che fa sentire il proprio peso sulla garanzia dell’accesso ai servizi”, dichiara Catania.
I ritardi, in molti casi, superano ampiamente i limiti previsti dai codici di priorità. Per una colonscopia urgente, che dovrebbe essere effettuata entro 72 ore, l’attesa arriva mediamente tra 23 e 31 giorni. Una mammografia con priorità breve, prevista entro dieci giorni, può richiedere fino a 102 giorni. Ancora più critici i tempi per le prestazioni programmate: fino a 480 giorni per una mammografia, 420 per una colonscopia e addirittura 540 giorni per una risonanza magnetica encefalica.
“I cittadini ancora non vedono rispettati i propri diritti all’accesso”, afferma Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva. “Sebbene le ultime norme abbiano contribuito a far crescere la consapevolezza civica e a sperimentare risposte più efficaci sul tema, la battaglia sui tempi di attesa è ancora aperta”.
Le altre criticità
Dopo le criticità nell’accesso alle prestazioni, il secondo ambito più segnalato riguarda l’assistenza territoriale (19,7% dei casi). Oltre il 60% delle segnalazioni fa riferimento alle difficoltà nel rapporto con medici di famiglia e pediatri, tra irreperibilità telefonica, appuntamenti difficili da ottenere e mancata sostituzione dei professionisti andati in pensione. Problemi emergono anche nell’ambito della salute mentale, delle Rsa e dell’assistenza domiciliare.
Mandorino richiama poi l’attenzione sulle riforme ancora incompiute: “Da realizzare è il riconoscimento del caregiver familiare, da tutti considerato figura essenziale per il nostro welfare ma ancora priva di tutele effettive”. E aggiunge che “molta strada è da fare rispetto alle Case di comunità, il cui modello fatica a decollare, rimanendo ancora in molti casi strutture vuote e di poca utilità per le comunità di riferimento».
Per celebrare i 30 anni del Pit Salute, il 14 giugno, in occasione della Giornata per i diritti del malato, Cittadinanzattiva organizzerà circa 60 iniziative in tutta Italia. “L’elemento fondante della nostra tutela, ossia la prossimità, resta centrale ed è per questo che il 14 saremo nelle piazze di tante città”, sottolinea Isabella Mori, responsabile tutela dell’associazione.

