Sembra quasi di sentire il sospiro di sollievo dei medici di famiglia, dopo i rumor sul destino della riforma della medicina generale, tanto avversata dai sindacati del settore. Ma resta il ‘nodo’ delle Case di Comunità da riempire e far partire davvero. “La medicina generale non ha mai fatto mancare il proprio spirito di collaborazione al Paese: dai giorni più duri della pandemia fino a oggi. E adesso, davanti al rischio di una ‘pandeconomia’ che potrebbe derivare dal mancato raggiungimento degli obiettivi legati alle Case di Comunità, vogliamo dire con chiarezza che la nostra parte siamo pronti a farla”. Lo assicurano dalla Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale), all’indomani dell’incontro al ministero della salute che sembra aver congelato il provvedimento.
L’orgoglio dei medici e l’apertura sulle Case di Comunità
Sul tavolo resterebbero due opzioni: procedere con una norma ad hoc, oppure affidare tutto all’Atto di indirizzo per il rinnovo della convenzione, inserendo l’obbligo per i medici di famiglia di garantire 6 ore settimanali di presenza nelle Case della comunità. Con l’obiettivo, naturalmente, di far partire le strutture realizzate con il Pnrr.
Ebbene, i ‘camici bianchi’ non ci stanno ad essere additati come anti-sistema. “Ricordiamo a tutti che i medici di medicina generale sono assimilati al pubblico impiego e che, come ogni lavoratore che opera attraverso risorse pubbliche, condividono il destino economico del Paese. Aprire Case di Comunità che siano realmente funzionali all’assistenza dei cittadini nei tempi previsti non è soltanto un obiettivo di sistema, ma rappresenta anche una garanzia per la tenuta del Servizio sanitario nazionale e conseguentemente per il nostro lavoro”, sottolineano.
Per questo “ribadiamo, come abbiamo sempre fatto, la nostra disponibilità a individuare soluzioni negoziali entro le scadenze previste dal Pnrr, con serietà e senso delle istituzioni”, aggiunge il sindacato di Silvestro Scotti.
“Responsabilità condivisa”
E se la notizia del ‘congelamento’ della riforma ha il sapore di una vittoria, Fimmg non si sbilanzia troppo e, soprattutto, non stappa le bollicine. “Non rivendichiamo vittorie: chiediamo responsabilità condivisa. Confidiamo nella collaborazione delle istituzioni, del Ministero e delle Regioni, affinché si possano garantire tempi rapidi e soluzioni praticabili e sostenibili per i cittadini e per i medici”, chiosa il sindacato.

