Sui casi di meningite fulminante a Pescara, e più in generale in Italia, “è importante sottolineare che parliamo quasi sempre di eventi sporadici. Quando emergono più casi ravvicinati nello spazio o nel tempo, l’attenzione mediatica aumenta, ma non necessariamente siamo di fronte a un’epidemia”. Parola del virologo Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva all’Università degli Studi di Milano, che interviene su LaPresse dopo la morte della 51enne e il ricovero di un ragazzo di 15 anni.
“Le autorità sanitarie monitorano costantemente la situazione e hanno attivato immediatamente le misure di profilassi per i contatti stretti”, ricorda il virologo. Intanto dal laboratorio di Microbiologia della Asl Lanciano Vasto Chieti fanno sapere che la forma di meningite che ha colpito il giovane paziente non è di tipo B come nel caso della donna. Confermata, quindi, l’assenza di correlazione tra i due casi.
Meningite fulminante a Pescara, come si trasmette
“La meningite batterica, in particolare quella da meningococco, si trasmette tramite goccioline respiratorie (tosse, starnuti, saliva) o con contatti stretti e prolungati (convivenza, ambienti chiusi, scambio di stoviglie o bevande). Non si contagia facilmente come un’influenza: serve una vicinanza significativa e continuativa”, dice Pregliasco a LaSalute.
Come si contrae
Ma da dove arriva il batterio? “Può essere presente nel naso e nella gola di persone sane (portatori asintomatici). In alcuni casi riesce a superare le difese immunitarie, entra nel sangue (sepsi) e può raggiungere le meningi”, chiarisce il virologo.
Perché arriva la meningite fulminante
A spaventare è la violenza, ma anche la rapidità della malattia. Alcuni ceppi, soprattutto di meningococco, possono causare una risposta infiammatoria violenta: “Rilascio massivo di tossine, shock settico rapido, danno diffuso agli organi. Questo spiega la rapidità di evoluzione (anche in poche ore), che rende la patologia particolarmente temibile”, evidenzia Pregliasco. Nel caso della donna colpita da meningite fulminante a Pescara, l’evoluzione drammatica è avvenuta in poche ore.
Chi è più a rischio e i sintomi da non sottovalutare
Le categorie più vulnerabili sono “bambini piccoli, adolescenti e giovani adulti, anziani, persone con difese immunitarie ridotte, chi vive in ambienti comunitari (scuole, caserme, collegi)”. La diagnosi precoce può fare la differenza, ecco perché Pregliasco ricorda i sintomi da non sottovalutare: “Febbre alta, rigidità del collo, mal di testa intenso, vomito, sonnolenza, petecchie”.
Come difendersi
“È importante ricordare che esiste la vaccinazione contro il meningococco (diversi sierogruppi), lo pneumococco e l’Haemophilus influenzae”, che possono causare meningite.
Per i contatti stretti, invece, è opportuna la profilassi antibiotica. Ricordiamo che il Servizio igiene epidemiologia e sanità pubblica della Asl abruzzese ha già ricostruito la rete dei contatti del 15enne nelle ore precedenti al malore, invitando 53 persone a sottoporsi alla profilassi.
“Parliamo di una malattia rara ma grave. La prevenzione, in particolare la vaccinazione, è lo strumento più efficace. È fondamentale riconoscere precocemente i sintomi e affidarsi subito alle cure. Nessun panico, ma massima consapevolezza”, conclude Pregliasco.

