Cuore tallone d’Achille per le donne, solo 1 su 3 conosce il pericolo

Cuore tallone d’Achille per le donne, solo 1 su 3 conosce il pericolo
Serenella Castelvecchio

Il 32,3% delle italiane sa che le malattie cardiovascolari sono la principale causa di morte nel genere femminile, la ricerca

Il cuore delle donne sarà anche grande, ma di certo non è invulnerabile. Eppure ancora oggi meno di una italiana su tre riconosce correttamente la dimensione del proprio rischio cardiovascolare. A dircelo è uno studio appena presentato al Congresso della European Society of Cardiology (ESC) 2026 di Monaco dalla dottoressa Serenella Castelvecchio, responsabile del Programma di Medicina di Genere dell’Irccs Policlinico San Donato, ultima autrice dello studio.

Nonostante la mole di informazioni disponibili sulla salute del cuore, i dati raccolti su 3.986 donne italiane residenti in Lombardia mostrano che solo il 32,3% sa che le malattie cardiovascolari sono la principale causa di morte nel genere femminile. “Questi risultati ci mostrano che la consapevolezza del rischio cardiovascolare nelle donne non è ancora sufficiente, rappresentando il primo vero ostacolo per una prevenzione efficace. Il problema è che l’informazione arriva spesso quando la malattia è già entrata nella loro esperienza. Per questo è fondamentale anticiparne i tempi”, spiega Castelvecchio a LaSalute di LaPresse.

La mancata percezione del rischio per il cuore e le priorità

I dati evidenziano, infatti, come la percezione del rischio per il cuore non sia determinata principalmente dall’età o da altri fattori demografici, ma sia legata soprattutto al livello di istruzione e all’esperienza diretta con la malattia. 

Un elemento che suggerisce l’importanza di sviluppare modalità di comunicazione più mirate, capaci di raggiungere le donne anche prima che si manifestino segnali o condizioni cliniche che portino a un contatto diretto con la malattia.

In che modo? “Il cardiologo rappresenta una figura chiave, ma dobbiamo fare in modo che il suo ruolo non inizi soltanto quando compare una patologia. La prevenzione deve cominciare prima, quando la donna è ancora sana e può essere messa nelle condizioni di conoscere e riconoscere i propri fattori di rischio”, sottolinea la cardiologa.

Il medico di famiglia e la cultura della prevenzione

Un margine di miglioramento riguarda invece il ruolo dei medici di medicina generale, che appaiono oggi meno integrati nella catena dell’informazione e della prevenzione. “Il medico di famiglia ha un rapporto continuativo con le pazienti e può diventare un interlocutore fondamentale per costruire una cultura della prevenzione cardiovascolare. È necessario rafforzare questo collegamento con la cardiologia”, aggiunge Castelvecchio.

Serve, insomma, un approccio più coordinato, che coinvolga i diversi professionisti della salute. Non solo: le future strategie di prevenzione femminile dovrebbero sviluppare una comunicazione personalizzata sulla base del livello culturale e della storia clinica. “Non esiste un unico messaggio efficace per tutte le donne: dobbiamo imparare a parlare del rischio cardiovascolare in modo più mirato. Solo personalizzando la prevenzione prima ancora che la cura, potremo proteggere davvero il cuore delle donne”, conclude Castelvecchio.

Cuore tallone d’Achille per le donne, solo 1 su 3 conosce il pericolo
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