Alzheimer e invecchiamento nel mirino: alla scoperta del Composto 10

Alzheimer e invecchiamento nel mirino: alla scoperta del Composto 10
(AP Photo/Sedalia Democrat, Joseph Beaher)

La scoperta di un composto chimico promettente contro l’Alzheimer e le prospettive della ricerca

Sembra l’uovo di Colombo: un nuovo prodotto in grado di rallentare l’Alzheimer e l’invecchiamento. È il ‘Composto 10’, individuato da Ursula Quitterer, docente di Farmacologia Molecolare presso il Politecnico Federale di Zurigo (ETH), che ha testato il principio attivo sui topi, ottenendo risultati promettenti: la morte delle cellule nervose osservata nella demenza appare significativamente più lenta e gli animali sopravvivono più a lungo. Ma non è tutto: la sostanza appare dotata di un effetto anti-invecchiamento.

Questa molecola è il risultato di una ricerca iniziata quasi 20 anni fa, quando Quitterer ricevette campioni di tessuto prelevati da un collega dell’Ospedale Universitario Ain Shams del Cairo. Si trattava di campioni raccolti durante alcuni interventi chirurgici per la rimozione di tumori, sia da persone con diagnosi di demenza che senza.

L’enzima

Il principale obiettivo della ricerca della studiosa era un enzima che svolge un ruolo vitale in molte cellule umane: la GRK2. La proteina aiuta le cellule a rispondere correttamente a stress e sollecitazioni. Oltre che nel cuore, questo enzima è attivo anche nel cervello, dove supporta la funzione delle cellule nervose. Attraverso analisi molecolari sui campioni provenienti dal Cairo e sui topi, il team di Quitterer ha dimostrato il ruolo dell’enzima nella demenza, come si legge su ‘Cell Reports Medicine’.

Quando la proteina smette di funzionare

Nelle cellule esistono due forme dell’enzima GRK2: una forma normale e una inattivata dal metabolismo cellulare. Quitterer e il suo team hanno scoperto che la seconda è presente in grandi quantità nel tessuto cerebrale dei pazienti affetti da demenza, un fenomeno presente anche nei topi, in particolare in un modello murino di malattia di Alzheimer.

Non solo. I ricercatori hanno anche dimostrato che la forma inattiva di questo enzima provoca degli aggregati nelle cellule cerebrali, in caso di demenza. Queste formazioni si depositano sui mitocondri – le ‘centrali energetiche’ delle cellule – e li danneggiano. “Bbloccano i pori dei mitocondri, riducendo la quantità di energia che possono fornire e creando una situazione di stress all’interno delle cellule”, spiega Quitterer.

In esperimenti sui topi, i ricercatori hanno anche osservato che la GRK2 inattiva promuove la produzione di beta-amiloide, considerato una delle principali cause dell’Alzheimer. La beta-amiloide stressa le cellule nervose e, a sua volta, questo stress porta alla formazione di ulteriore GRK2 inattiva. Un circolo vizioso che contribuisce alla progressione della demenza.

L’effetto anti-invecchiamento e anti-Alzheimer

Ma c’è di più, Quitterer e i suoi colleghi hanno sviluppato diversi composti chimici, che hanno testato su colture cellulari e sui topi. E qui arriviamo al Composto 10: si è dimostrato particolarmente efficace: i mitocondri funzionano meglio, si verifica una minore deposizione di beta-amiloide nelle cellule e le cellule nervose mantengono la loro funzione senza morire.

Non solo: negli animali il Composto 10 ha avuto un’influenza positiva sulla funzione cardiaca e sui processi di invecchiamento. Ad esempio, si sono ridotti gli equivalenti dei capelli bianchi in età avanzata. Ora i ricercatori hanno richiesto un brevetto per il Composto 10.

Le prospettive della ricerca

“Ci è voluto così tanto tempo semplicemente perché tutto richiede molto tempo nella ricerca sull’Alzheimer”, spiega Quitterer. Poiché i ricercatori stavano studiando una malattia legata all’età, hanno lavorato con animali anziani. Per i topi, questo significa un’età compresa tra un anno e mezzo e due anni. E ci vogliono circa due anni per completare ogni esperimento. “È tutto molto più lento rispetto, ad esempio, alla ricerca sul cancro”, riflette la studiosa che – insieme all’ETH di Zurigo – è alla ricerca di un’azienda interessata a compiere i passi successivi per lo sviluppo di un farmaco ad hoc.

“L’Alzheimer è una malattia molto complessa”, afferma Quitterer. Utilizzando il Composto 10 in combinazione con altri farmaci, un giorno potrebbe essere possibile fare la differenza contro il ‘ladro dei ricordi’.

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