L'influenza è arrivata: a letto già in 125mila. Rischi e rimedi

Solo 71mila la scorsa settimana. Nella 43esima settimana di quest'anno l'incidenza totale è stata pari a 1,17 casi per mille assistiti

L'influenza è ai nastri di partenza e sono già 125mila le persone messe a letto dal virus, 71mila solo nella scorsa settimana. Non si tratta più di quei virus parainfluenzali delle scorse settimane, ma dell'epidemia vera e propria. E a fare 'da traino' sono i bimbi molto piccoli, sotto i 4 anni.

Nella 43esima settimana del 2018 l'incidenza totale è stata pari a 1,17 casi per mille assistiti, ovvero siamo ai livelli 'di base' di circolazione del virus, ma nella fascia di età 0-4 anni l'incidenza è stata di 2,36 casi per mille assistiti.

Molto probabilmente i virus che quest'anno costringeranno a letto milioni di persone in tutto il mondo saranno l'AHN1 e il virus B, che si stanno già diffondendo ma diventeranno più minacciosi con l'abbassamento delle temperature, e considerando che si prevede un inverno lungo e freddo, è opportuno correre ai ripari. Secondo i dati diffusi dall'Oms, ogni anno l'influenza causa tra i 350.000 ai 650.000 morti, per non parlare dei milioni di ricoverati. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha deciso di avviare una campagna di sensibilizzazione anche con alcuni semplici consigli: evitare il contatto con le persone più contagiate, non toccarsi spesso occhi, naso, bocca perché i germi hanno più probabilità di entrare nel nostro corpo, lavarsi frequentemente le mani, disinfettare le superfici e far cambiare l'aria negli ambienti, soprattutto se condivisi con chi ha contratto l'influenza.

Le complicanze dell'influenza vanno dalle polmoniti batteriche, alla disidratazione, al peggioramento di malattie preesistenti (quali ad esempio il diabete, malattie immunitarie o cardiovascolari e respiratorie croniche ), alle sinusiti e alle otiti (queste ultime soprattutto nei bambini). Sono più frequenti nei soggetti al di sopra dei 65 anni di età e con condizioni di rischio. Alcuni studi hanno messo in evidenza un aumentato rischio di malattia grave nei bambini molto piccoli e nelle donne incinte.

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